Gentile redazione de “la Piazza”,
aver fatto ineluttabilmente scadere le Norme di Salvaguardia del Piano
Regolatore Generale, alimenta il ragionevole dubbio sulle responsabilità
politiche e tecniche, oltre che di danno effettivamente prodotto alla
comunità di Acquaviva.
Supporre di poter tranquillizzare la propria coscienza di amministratore
pubblico soltanto acquisendo l’inutile e dispendioso “parere
pro veritatae” di un legale, il quale non ha che confermato
quello che già tutti sapevano in Italia circa il doppio regime
temporale delle Norme di Salvaguardia, per essere la materia fin troppo
definita in ogni aspetto dottrinale e sostanziale, evidenzia piuttosto
la gaffe clamorosa degli organi competenti. Loro, probabilmente, hanno
pensato più a crearsi un alibi nell’eventualità
di un conclamato fallimento del Piano Regolatore Generale che a dipanare
dubbi amministrativi e procedurali del tutto inesistenti.
A sostegno di questa ipotesi, prende sempre più corpo la ragionevole
convinzione che un complesso di forze inerziali, interne al sistema
attuale di potere abbia contribuito, direttamente od indirettamente,
a mettere fuori tempo e fuori rotta il P.R.G. adottato nel lontano
2001 (argomento, questo, oggetto di eventuali e specifici ricorsi
nelle sedi opportune). In considerazione soprattutto dell’ultima
non trascurabile circostanza che vedeva la Regione Puglia, ancora
ad ottobre scorso, reclamare documenti integrativi al fascicolo (il
P.R.G.) che, a molti mesi dal suo ufficiale invio alla commissione
esaminatrice, risultava chiaramente incompleto e forse anche dimenticato.
E’ bastato infatti che il sottoscritto abbia pubblicamente dichiarato
alla Gazzetta del Mezzogiorno del 9 dicembre scorso, rendendosi involontariamente
colpevole di lesa maestà verso qualche permaloso e suscettibile
componente della nuova geopolitica comunale, la propria sincera, leale,
concitata e democratica apprensione circa l’assurdità
di quest’ultimo impedimento, e adombrato le conseguenti responsabilità
degli organi di governo, che da Palazzo De Mari, appena qualche giorno
dopo l’intervista, partivano finalmente quei documenti mancanti
dal plico trasmesso quasi un anno prima.
Le illusioni e le generali ubriacature di Tangentopoli hanno quasi
sicuramente contribuito ad esaurire quella carica di interesse generale
verso la comunità, che aveva visto in passato cittadini, artigiani,
professionisti e sindacalisti acquavivesi partecipare in prima fila
alle scelte comunali se, ancora oggi, fatalmente o consapevolmente,
i medesimi soggetti continuano ad allontanarsi dalle decisioni programmatiche
del nostro territorio.
Solo qualche anno fa infatti, periodo tanto oltraggiato ed infamato
dai più, Assessori e Consiglieri comunali si sarebbero visti
asserragliati per diversi giorni nei loro rispettivi uffici e pressati
da numerosi rappresentanti delle categorie professionali edili, se
non avessero dato immediatamente conto, con ogni assicurazione e giustificazione,
su comportamenti anomali o quanto meno discutibili come le ultime
vicende del P.R.G., ormai sempre più Araba Fenice e sempre
meno progetto di future realtà. Né oltretutto sarebbero
bastate, a tranquillizzare lo scetticismo degli addetti ai lavori,
le banalizzazioni sul tema specifico condotte nei “faccia-a-faccia”
televisivi da consiglieri di opposte fazioni.
Il Comune nei prossimi mesi infatti, dovrà inevitabilmente
esaminare ed approvare tutte le richieste di progetti e di lottizzazioni
conformi al vigente Piano di Fabbricazione, ancorché in contrasto
con le previsioni del Piano Regolatore, non potendo ormai più
invocare la vigenza delle anzidette Norme di Salvaguardia. Di conseguenza
l’intera impostazione progettuale del piano adottato, se questi
interventi saranno tali da scompaginare radicalmente le ipotesi urbanistiche
di partenza, non potrà che saltare irreparabilmente.
L’attuale Maggioranza politica a quel punto si discolperà
accusando il Centro-Sinistra di aver partorito un pessimo P.R.G.,
e noi acquavivesi continueremo a guardare Gioia del Colle con invidia,
chi sa per quanto tempo ancora, come centro di decente urbanistica
e intensa attività edilizia, nonché patria di buona
e reale democrazia.
Ad esaltare oltretutto l’amaro in bocca si accompagnerebbe l’eventualità
che la procedura amministrativa del P.R.G. non avesse avuto tutte
quelle amorevoli attenzioni che, invece, sono state profuse ai due
Accordi di Programma sugli impianti per la produzione di tartrato
di calcio e distillati alcolici, solo recentemente approvati dalla
Regione Puglia.
Detti Accordi di Programma infatti, hanno usufruito tempestivamente,
sebbene in zona Cesarini, del dispositivo di due leggi regionali abrogate
(per l’abuso che si era fatto del territorio pugliese) appena
qualche mese dopo la presentazione delle richieste stesse.
Gli stessi inoltre, con riferimento alla legge regionale 11/2001 sulla
valutazione di impatto ambientale, hanno ricevuto un trattamento sicuramente
meno oneroso per i suoi proponenti.
I citati impianti infatti, pur non specificatamente soggetti all’obbligo
applicativo della Valutazione di impatto ambientale, avrebbero dovuto
doverosamente essere sottoposti alla stessa procedura della V.I.A.,
in forza dell’art. 4 commi 6° e 7° della medesima legge,
trattandosi comunque di opere che per tipologia, dimensione, localizzazione,
vulnerabilità dei siti e relative interrelazioni con il vicino
abitato, costituiscono di fatto rilevanti problemi di impatto ambientale.
Acquaviva delle Fonti 31 dicembre 2004