Riceviamo dall’ing. Rocco Lombardo una nota sul Piano Regolatore Generale che si riallaccia al suo intervento apparso sul precedente numero 4 (Luglio-Agosto 2004) di questo periodico.
L’araba fenice


Gentile redazione de “la Piazza”,
aver fatto ineluttabilmente scadere le Norme di Salvaguardia del Piano Regolatore Generale, alimenta il ragionevole dubbio sulle responsabilità politiche e tecniche, oltre che di danno effettivamente prodotto alla comunità di Acquaviva.
Supporre di poter tranquillizzare la propria coscienza di amministratore pubblico soltanto acquisendo l’inutile e dispendioso “parere pro veritatae” di un legale, il quale non ha che confermato quello che già tutti sapevano in Italia circa il doppio regime temporale delle Norme di Salvaguardia, per essere la materia fin troppo definita in ogni aspetto dottrinale e sostanziale, evidenzia piuttosto la gaffe clamorosa degli organi competenti. Loro, probabilmente, hanno pensato più a crearsi un alibi nell’eventualità di un conclamato fallimento del Piano Regolatore Generale che a dipanare dubbi amministrativi e procedurali del tutto inesistenti.
A sostegno di questa ipotesi, prende sempre più corpo la ragionevole convinzione che un complesso di forze inerziali, interne al sistema attuale di potere abbia contribuito, direttamente od indirettamente, a mettere fuori tempo e fuori rotta il P.R.G. adottato nel lontano 2001 (argomento, questo, oggetto di eventuali e specifici ricorsi nelle sedi opportune). In considerazione soprattutto dell’ultima non trascurabile circostanza che vedeva la Regione Puglia, ancora ad ottobre scorso, reclamare documenti integrativi al fascicolo (il P.R.G.) che, a molti mesi dal suo ufficiale invio alla commissione esaminatrice, risultava chiaramente incompleto e forse anche dimenticato.
E’ bastato infatti che il sottoscritto abbia pubblicamente dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno del 9 dicembre scorso, rendendosi involontariamente colpevole di lesa maestà verso qualche permaloso e suscettibile componente della nuova geopolitica comunale, la propria sincera, leale, concitata e democratica apprensione circa l’assurdità di quest’ultimo impedimento, e adombrato le conseguenti responsabilità degli organi di governo, che da Palazzo De Mari, appena qualche giorno dopo l’intervista, partivano finalmente quei documenti mancanti dal plico trasmesso quasi un anno prima.
Le illusioni e le generali ubriacature di Tangentopoli hanno quasi sicuramente contribuito ad esaurire quella carica di interesse generale verso la comunità, che aveva visto in passato cittadini, artigiani, professionisti e sindacalisti acquavivesi partecipare in prima fila alle scelte comunali se, ancora oggi, fatalmente o consapevolmente, i medesimi soggetti continuano ad allontanarsi dalle decisioni programmatiche del nostro territorio.
Solo qualche anno fa infatti, periodo tanto oltraggiato ed infamato dai più, Assessori e Consiglieri comunali si sarebbero visti asserragliati per diversi giorni nei loro rispettivi uffici e pressati da numerosi rappresentanti delle categorie professionali edili, se non avessero dato immediatamente conto, con ogni assicurazione e giustificazione, su comportamenti anomali o quanto meno discutibili come le ultime vicende del P.R.G., ormai sempre più Araba Fenice e sempre meno progetto di future realtà. Né oltretutto sarebbero bastate, a tranquillizzare lo scetticismo degli addetti ai lavori, le banalizzazioni sul tema specifico condotte nei “faccia-a-faccia” televisivi da consiglieri di opposte fazioni.
Il Comune nei prossimi mesi infatti, dovrà inevitabilmente esaminare ed approvare tutte le richieste di progetti e di lottizzazioni conformi al vigente Piano di Fabbricazione, ancorché in contrasto con le previsioni del Piano Regolatore, non potendo ormai più invocare la vigenza delle anzidette Norme di Salvaguardia. Di conseguenza l’intera impostazione progettuale del piano adottato, se questi interventi saranno tali da scompaginare radicalmente le ipotesi urbanistiche di partenza, non potrà che saltare irreparabilmente.
L’attuale Maggioranza politica a quel punto si discolperà accusando il Centro-Sinistra di aver partorito un pessimo P.R.G., e noi acquavivesi continueremo a guardare Gioia del Colle con invidia, chi sa per quanto tempo ancora, come centro di decente urbanistica e intensa attività edilizia, nonché patria di buona e reale democrazia.
Ad esaltare oltretutto l’amaro in bocca si accompagnerebbe l’eventualità che la procedura amministrativa del P.R.G. non avesse avuto tutte quelle amorevoli attenzioni che, invece, sono state profuse ai due Accordi di Programma sugli impianti per la produzione di tartrato di calcio e distillati alcolici, solo recentemente approvati dalla Regione Puglia.
Detti Accordi di Programma infatti, hanno usufruito tempestivamente, sebbene in zona Cesarini, del dispositivo di due leggi regionali abrogate (per l’abuso che si era fatto del territorio pugliese) appena qualche mese dopo la presentazione delle richieste stesse.
Gli stessi inoltre, con riferimento alla legge regionale 11/2001 sulla valutazione di impatto ambientale, hanno ricevuto un trattamento sicuramente meno oneroso per i suoi proponenti.
I citati impianti infatti, pur non specificatamente soggetti all’obbligo applicativo della Valutazione di impatto ambientale, avrebbero dovuto doverosamente essere sottoposti alla stessa procedura della V.I.A., in forza dell’art. 4 commi 6° e 7° della medesima legge, trattandosi comunque di opere che per tipologia, dimensione, localizzazione, vulnerabilità dei siti e relative interrelazioni con il vicino abitato, costituiscono di fatto rilevanti problemi di impatto ambientale.
Acquaviva delle Fonti 31 dicembre 2004

Rocco Lombardo