Perplessità sul progetto della nuova distilleria


Dalla primavera del 2003 si è avviato ed è via via proseguito il percorso che ha portato alla stipula dell’accordo di programma fra il Comune di Acquaviva e la Regione Puglia, concernente la realizzazione di una distilleria su un’area agricola di quasi cinque ettari a ridosso della zona industriale e dell’autostrada A 14. E’ previsto che accanto alla distilleria sorga anche una fabbrica di tartrato di calcio che utilizzerà i sottoprodotti liquidi e fangosi della distillazione, ma di questo hanno dato notizia qualche tempo fa altri organi di stampa. L’accordo di programma si è reso necessario per trasformare la destinazione urbanistica di un’area agricola, non essendo disponibili lotti nell’adiacente zona industriale. La trasformazione era prevista da una legge regionale (n. 34 del 1994) abrogata qualche mese dopo l’inizio dell’istruttoria riguardante la nuova distilleria di Acquaviva. Originariamente l’obbligo per l’azienda beneficiaria consisteva nell’impegno di assumere almeno cinquanta unità lavorative e di mantenerle per almeno cinque anni. Con una modifica intervenuta nel 1998 (L.R. n.8) il numero minimo di assunzioni fu portato a dieci e infatti la società che realizzerà la distilleria si è impegnata ad assumere dodici addetti, ma non risulta che questi debbano essere residenti ad Acquaviva. L’opificio sarà destinato alla lavorazione della feccia di vino e alla produzione di distillati alcolici. Per ratificare l’accordo di programma è stato convocato il Consiglio Comunale per l’11 gennaio. La discussione si annuncia assai vivace, in quanto gli elementi controversi sono numerosi e riguardano la tutela dell’ambiente, le procedure dell’istruttoria e l’assetto del territorio interessato. In primo luogo vengono da più parti richiamate le vicende, ancora vive nella memoria dei cittadini, legate all’inquinamento ed alle gravi molestie che Acquaviva ebbe a patire dalla vecchia distilleria di via Monteschiavo, chiusa in seguito ad accanite lotte e proteste. Numerose forze politiche e sociali temono che la nuova distilleria riproponga gli stessi inconvenienti. C’è chi fa notare che in sede d’istruttoria il Sindaco ha consultato preventivamente solo la Giunta e non anche il Consiglio comunale, come pure avrebbe potuto. Dalle note della Giunta regionale si rileva che la distilleria non rientra fra gli insediamenti per i quali è obbligatoria la valutazione d’impatto ambientale e ciò in seguito alla dichiarazione dell’impresa interessata che si impegnerebbe a mantenere i volumi di produzione sotto i livelli minimi previsti per la valutazione obbligatoria. Bisogna aggiungere, però, che la legge di tutela ambientale (legge regionale n. 11 del 2002, “Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale”) non si limita ad elencare i casi in cui la valutazione è obbligatoria, ma prevede che “il soggetto proponente” possa richiederla anche per i progetti di opere non comprese nell’allegato (art. 4, comma 6). Inoltre, al successivo comma 7 la stessa legge stabilisce che “a partire dall’esercizio finanziario 2001, l’autorità competente può disporre, con deliberazione motivata, di sottoporre alle procedure di verifica o di valutazione di impatto ambientale progetti di interventi od opere localizzati esclusivamente sul proprio territorio che, pur non compresi negli allegati, presentano, in riferimento alla tipologia, alla dimensione, alla localizzazione, alla vulnerabilità dei siti interessati e alle relative interrelazioni, rilevanti problemi di impatto ambientale”. Il progetto non fa cenno ai fumi che saranno prodotti dalla distillazione. Essi, però, rappresentano un aspetto non trascurabile, neanche in sede di esame preventivo, se si considera l’impatto che il problema ebbe quando era in attività la vecchia distilleria e che sarebbe oggi reso più pesante dalla vicinanza all’autostrada. C’è da augurarsi che il Consiglio comunale discuta approfonditamente ogni aspetto della questione e faccia valere per una volta il diritto di Acquaviva a salvaguardare il proprio territorio, visto che in passato esso è stato spesso oggetto, senza colpo ferire, di interventi devastanti e indiscriminati, come ci mostrano le cave in coltivazione e la generalizzata pratica dell’occlusione delle lame.

Ultim’ora

Nella seduta dell’11 gennaio del Consiglio
Comunale, convocato appositamente per ratificare
gli accordi di programma riguardanti la distilleria
e gli altri opifici annessi,il Sindaco, contro ogni
aspettativa, ha ritirato gli argomenti in questione
affermando che non vi è scadenza e che si
rendono necessari opportuni approfondimenti.
Il Presidente dell’Assemblea ha respinto la
richiesta di alcuni gruppi dell’opposizione
di avviare sull’argomento la discussione.

Michele Ciccarone