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| Un bel concerto al gelo per pochi intimi Faceva freddo quella sera. Avevo promesso all’amico Pietro
Milella che avrei ascoltato volentieri il concerto proposto dall’Associazione
artistico-culturale “Orpheus” nell’ambito della
manifestazione “Natale 2004”, secondo il fitto programma
predisposto dall’Amministrazione comunale da svolgersi tra il
23 dicembre e l’otto gennaio. Così è stato, nonostante
avessi fatto presente al Maestro che, a mio sommesso giudizio, la
Sala delle Conferenze, un tempo “scuderia” del palazzo,
non rispondeva, molto probabilmente, ai principi di una buona acustica
ambientale, tanto più che nel recupero di quell’ambiente,
forse improvvidamente, certamente in modo del tutto gratuito, si pensò
di realizzare un consistente rialzo del piano di calpestio originario.
Ma tant’è. Peccato quindi che la affiatata formazione
cameristica dell’ensemble “La stravaganza”, denominazione
verosimilmente riferibile ad alcuni concerti per archi di Vivaldi
raccolti sotto il nome appunto La Stravaganza, abbia dovuto esibirsi
in un ambiente non propriamente a tanto deputato. Meglio sarebbe stato
tenere il concerto in una delle nostre chiese, quali ad esempio San
Benedetto, Santa Chiara o San Domenico. Il programma musicale eseguito
dall’ensemble (violini: Lucia Mezzanotte, Elisa Mancini, Claudia
Lapolla, Alessandro Fiore; viola: Paola Rubini; violoncello: Federico
Perpich; contrabbasso: Alessandro Terlizzi; clavicembalo: Rosalba
Lapresentazione) “meritava” una scenografia barocca come
quelle naturaliter raffinate dei luoghi proposti. Si inizia con il
concerto grosso n. 8 di Corelli di distesa cantabilità, uno
dei più belli del compositore secentesco romano, che contiene
nel Largo una intensa “Pastorale”. L’autore infatti
precisa nel titolo che trattasi di concerto “Fatto per la notte
di Natale”. Come secondo pezzo ascoltiamo Vivaldi (che, con
altri grandi, “deve” qualcosa a Corelli) e poi Mozart
in uno dei suoi “divertimenti”, questa volta, solo per
archi. Anche l’ennesima esecuzione dell’Aria sulla quarta
corda di Bach ha reso toccante quella dolcissima e celeberrima melodia.
Il concerto si conclude in pieno Novecento con l’eclettico Britten,
specialmente nei lavori giovanili. È il caso di questa piacevolissima
Simple Synphony scritta quando il grande compositore inglese aveva
12 anni. Tanti quanti, per ironia della sorte, gli spettatori “accorsi”
per tempo alla Sala preoccupati di guadagnare un bel posto a sedere.
Ma non c’è stata per questo nessuna battaglia. Non c’era
un castello da conquistare, come fecero gli eroi di “Quella
sporca dozzina” nel famoso film di Robert Aldrich. E tuttavia
i dodici spettatori di quella gelida serata - anche essi, loro malgrado,
eroi sul campo - hanno meritato, se pure “a grande richiesta”,
l’esecuzione di un altro brano, ma fuori programma, un pizzicato-polka
di Richard Strauss. Grazie |
Pietro Colaninno
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