Una breve considerazione conclusiva
… e un’anticipazione

Posto rimedio ai dissesti strutturali a più riprese
manifestatisi a partire almeno dalla metà dell’Ottocento
(ma probabilmente già da più antica data, come inducono
a ritenere alcune annotazioni in documenti settecenteschi), con la
riapertura al culto nel gennaio 2002 e con il recente intervento di
“ripulitura” della facciata principale e di gran parte
delle pareti esterne (un maquillage che, come è comprensibile,
ha suscitato pareri e giudizi non sempre concordi su ratio, modalità
ed esito) si direbbe (o, almeno, è quel che si auspica) che
il vetusto, affaticato corpo della nostra chiesa matrice abbia raggiunto
una condizione di equilibrio ed abbia finalmente trovato posa al suo
secolare travaglio.
Se ciò consente di mettere un (provvisorio) punto fermo alla
storia della sua vicenda, sempre vivo e sostenuto deve mantenersi,
invece, l’interesse verso questa fabbrica: non pochi sono, infatti,
i problemi e gli interrogativi che la riguardano e a cui si dovrebbe
cercare di dare risposta certa o almeno sufficientemente attendibile.
Quello sin qui tracciato è solo un inevitabilmente sommario
disegno della vicenda dell’edificio della cattedrale acquavivese
.
Ma alla chiesa matrice si può e si deve guardare non solo come
immobile “oggetto”, monumento-documento artistico-architettonico,
edificio in cui si incontrano e si fondono esperienza liturgica e
linguaggio artistico, ma anche (facendo riferimento, ovviamente, alle
sue risorse e ad attività e prerogative del suo clero) come
teatro di vivaci ed articolate attività, come centro di decisioni
ed azioni in campo liturgico-religioso ma anche giudiziario, sociale,
economico, artistico-culturale: insomma, come centro attivo e vitale
del contesto ambientale e socio-economico di cui, nel tempo, ha costituito
un importante elemento.
Urbanistica ed architettura, arti plastiche e figurative, vita politica
e realtà quotidiana, economia e società variamente hanno
risentito, infatti, dell’azione di questo talora stimolante,
talaltra ingombrante o frenante elemento della realtà locale.
Con la sua presenza, la chiesa matrice ha esercitato indubbi influssi
sull’assetto dello spazio urbano su cui insisteva e del quale,
come importante polo di riferimento e convergenza, ha articolato e
disegnato il sistema abitativo (sviluppo viario e spazi pubblici,
quartieri e piazze).
Per la promozione sociale sancita e garantita (o consolidata) dall’accesso
o dalla permanenza nel corpo capitolare (o nelle associazioni confraternali
dallo stesso controllate) e per le cospicue risorse finanziarie ed
immobiliari da essa detenute ed amministrate – e con cui, a
vario titolo e con diverse modalità (locazioni, censi, prestiti
ecc.) la comunità locale poteva entrare in contatto –,
anche in ambito socio-economico la Cattedrale localmente ha esercitato
un significativo peso ed un incisivo ruolo.
Per la presenza di diffusi e forti valori e condizionamenti religiosi
nella vita pubblica e privata e per la densa distribuzione, lungo
l’arco dell’anno, di feste e devozioni, accompagnate da
manifestazioni di esteriore ritualità, la chiesa cattedrale
ha esercitato, col suo clero, un’indiscutibile influenza anche
nel campo della cultura e del costume ed ha svolto una determinante
presenza anche nelle solennità festive da essa quasi monopolisticamente
gestite e governate controllandone, con sapiente regia ed efficace
fusione, i momenti liturgico-spirituali e, insieme, le forme ludico-spettacolari.
Per la necessità, ancora, di dotarsi del necessario (e in genere
prezioso) apparato ornamentale e liturgico-cultuale – arredi,
apparati e paramenti sacri ma anche dipinti e sculture (come testimoniano
manufatti ancora visibili e, per opere andate disperse, probanti documenti
d’archivio) –, quasi naturaliter la chiesa matrice ha
svolto nel tempo una considerevole, in genere costosa, spesso pregevole
committenza artistica, talora favorita (e a volte anche sollecitata)
da elargizioni e patronaggi di privati: cosa che ha offerto la possibilità
ed ha avuto il merito di aprire la realtà locale alla conoscenza
ed alla fruizione di una più ricca e moderna esperienza artistico-culturale
che aveva nella capitale del Regno il suo polo di riferimento e di
irraggiamento.
A questo dinamico innesto della Cattedrale nel corpo vivo della società
e della cultura locali, ma non solo (in parte già esplorato
ma di cui è possibile e utile allargare ed approfondire l’indagine),
non è escluso che, anche su queste pagine, possa fare, in seguito,
sintetico riferimento.
Intanto in altra sede troverà seguito ed ampliamento –
ma con mutata prospettiva e finalità – la riflessione
qui avviata sull’edificio sacro acquavivese.
Di esso in queste pagine, come già anticipato, ho potuto proporre
– per problemi di spazio e per la natura della rivista –
solo essenziali annotazioni storico-descrittive di necessità
prive dell’apparato di note e delle indicazioni bibliografico-archivistiche
così come di ogni (talvolta necessaria) puntualizzazione e
di ogni riferimento (salvo occasionali e fuggevoli accenni) ai problemi
relativi a tempi e modi della sua edificazione. Elementi che trovano
più ampio spazio e sviluppo in un lavoro che, discutendo enunciazioni
ed ipotesi sui caratteri costitutivi e stilistico-costruttivi della
chiesa matrice di Acquaviva, propone, sulla stessa, qualche personale
riflessione ed indicazione su tempo di realizzazione, committenza,
idea progettuale, probabili o possibili modelli e riferimenti stilistico-culturali.
Problemi, questi, destinati a restare, purtroppo, nel limbo delle
congetture in assenza di probante materiale documentario e dopo che
è stata fatta miseramente cadere la forse irrepetibile occasione,
offerta dai recenti lavori di consolidamento, di cercare anche nel
corpo vivo della fabbrica utili indizi o (forse) risolutive risposte.
Tale studio, dal titolo Revival romanico, Rinascimento, Pseudo-Rinascimento
(o Rinascimento adriatico): incerti paradigmi per l’architettura
meridionale cinquecentesca. Il caso della chiesa matrice di Acquaviva
delle Fonti, sarà pubblicato nel numero 129 del «Bollettino
d’arte», rivista del Ministero dei beni e delle attività
culturali, edita a Roma dal Poligrafico di Stato, che in passato ha
già ospitato altri miei lavori.
Ritengo doveroso esprimere qui la mia riconoscenza
a quanti hanno agevolato, a livello locale, la ricerca documentaria
per il mio lavoro sulla cattedrale acquavivese. Un grato, affettuoso
pensiero va a don Vincenzo Ciaurri, fino a non molto tempo fa
“custode” dell’archivio capitolare di Acquaviva.
Un sincero ringraziamento va a don Felice Posa, attuale (e diligente)
responsabile dell’archivio capitolare e al giovane amico
Giovanni Massolla che mi ha consentito di visionare, almeno in
fotocopia, documenti ottocenteschi (i cui originali, purtroppo,
non sono riuscito a reperire – spero solo per inadeguatezza
della mia ricerca – tra le carte dell’archivio capitolare)
relativi ai lavori fatti eseguire da mons. Luigi M. Pellegrini. |
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