Ringraziamo il prof. Liuzzi per le sue rigorose ricerche che spesso il nostro giornale ospita, come, da ultimo, l’importante saggio sulla storia della nostra Cattedrale che si aggiunge ad altro studio, pure di rilievo sui due Colangiulo mastri-architetti acquavivesi del 700 in terra di Bari (Pubblicato in “Bolòlettino d’Arte, 121, luglio-settembre 2002, pp. 63-96) citato da Clara Gelao, nel suo recente lavoro “Giuseppe Gimma 1747-1929. Un architetto tra due secoli”, Mario Adda editore, 2004, “che apporta un notevole contributo di conoscenza alla storia dell’arechitettura pugliese antecedente l’attività del Gimma[...]”
La cattedrale di Acquaviva:
un’enigmatica espressione di arte e simbolo di identità locale

(Settima ed ultima parte)


Una breve considerazione conclusiva … e un’anticipazione

Posto rimedio ai dissesti strutturali a più riprese manifestatisi a partire almeno dalla metà dell’Ottocento (ma probabilmente già da più antica data, come inducono a ritenere alcune annotazioni in documenti settecenteschi), con la riapertura al culto nel gennaio 2002 e con il recente intervento di “ripulitura” della facciata principale e di gran parte delle pareti esterne (un maquillage che, come è comprensibile, ha suscitato pareri e giudizi non sempre concordi su ratio, modalità ed esito) si direbbe (o, almeno, è quel che si auspica) che il vetusto, affaticato corpo della nostra chiesa matrice abbia raggiunto una condizione di equilibrio ed abbia finalmente trovato posa al suo secolare travaglio.
Se ciò consente di mettere un (provvisorio) punto fermo alla storia della sua vicenda, sempre vivo e sostenuto deve mantenersi, invece, l’interesse verso questa fabbrica: non pochi sono, infatti, i problemi e gli interrogativi che la riguardano e a cui si dovrebbe cercare di dare risposta certa o almeno sufficientemente attendibile.
Quello sin qui tracciato è solo un inevitabilmente sommario disegno della vicenda dell’edificio della cattedrale acquavivese .
Ma alla chiesa matrice si può e si deve guardare non solo come immobile “oggetto”, monumento-documento artistico-architettonico, edificio in cui si incontrano e si fondono esperienza liturgica e linguaggio artistico, ma anche (facendo riferimento, ovviamente, alle sue risorse e ad attività e prerogative del suo clero) come teatro di vivaci ed articolate attività, come centro di decisioni ed azioni in campo liturgico-religioso ma anche giudiziario, sociale, economico, artistico-culturale: insomma, come centro attivo e vitale del contesto ambientale e socio-economico di cui, nel tempo, ha costituito un importante elemento.
Urbanistica ed architettura, arti plastiche e figurative, vita politica e realtà quotidiana, economia e società variamente hanno risentito, infatti, dell’azione di questo talora stimolante, talaltra ingombrante o frenante elemento della realtà locale.
Con la sua presenza, la chiesa matrice ha esercitato indubbi influssi sull’assetto dello spazio urbano su cui insisteva e del quale, come importante polo di riferimento e convergenza, ha articolato e disegnato il sistema abitativo (sviluppo viario e spazi pubblici, quartieri e piazze).
Per la promozione sociale sancita e garantita (o consolidata) dall’accesso o dalla permanenza nel corpo capitolare (o nelle associazioni confraternali dallo stesso controllate) e per le cospicue risorse finanziarie ed immobiliari da essa detenute ed amministrate – e con cui, a vario titolo e con diverse modalità (locazioni, censi, prestiti ecc.) la comunità locale poteva entrare in contatto –, anche in ambito socio-economico la Cattedrale localmente ha esercitato un significativo peso ed un incisivo ruolo.
Per la presenza di diffusi e forti valori e condizionamenti religiosi nella vita pubblica e privata e per la densa distribuzione, lungo l’arco dell’anno, di feste e devozioni, accompagnate da manifestazioni di esteriore ritualità, la chiesa cattedrale ha esercitato, col suo clero, un’indiscutibile influenza anche nel campo della cultura e del costume ed ha svolto una determinante presenza anche nelle solennità festive da essa quasi monopolisticamente gestite e governate controllandone, con sapiente regia ed efficace fusione, i momenti liturgico-spirituali e, insieme, le forme ludico-spettacolari.
Per la necessità, ancora, di dotarsi del necessario (e in genere prezioso) apparato ornamentale e liturgico-cultuale – arredi, apparati e paramenti sacri ma anche dipinti e sculture (come testimoniano manufatti ancora visibili e, per opere andate disperse, probanti documenti d’archivio) –, quasi naturaliter la chiesa matrice ha svolto nel tempo una considerevole, in genere costosa, spesso pregevole committenza artistica, talora favorita (e a volte anche sollecitata) da elargizioni e patronaggi di privati: cosa che ha offerto la possibilità ed ha avuto il merito di aprire la realtà locale alla conoscenza ed alla fruizione di una più ricca e moderna esperienza artistico-culturale che aveva nella capitale del Regno il suo polo di riferimento e di irraggiamento.
A questo dinamico innesto della Cattedrale nel corpo vivo della società e della cultura locali, ma non solo (in parte già esplorato ma di cui è possibile e utile allargare ed approfondire l’indagine), non è escluso che, anche su queste pagine, possa fare, in seguito, sintetico riferimento.
Intanto in altra sede troverà seguito ed ampliamento – ma con mutata prospettiva e finalità – la riflessione qui avviata sull’edificio sacro acquavivese.
Di esso in queste pagine, come già anticipato, ho potuto proporre – per problemi di spazio e per la natura della rivista – solo essenziali annotazioni storico-descrittive di necessità prive dell’apparato di note e delle indicazioni bibliografico-archivistiche così come di ogni (talvolta necessaria) puntualizzazione e di ogni riferimento (salvo occasionali e fuggevoli accenni) ai problemi relativi a tempi e modi della sua edificazione. Elementi che trovano più ampio spazio e sviluppo in un lavoro che, discutendo enunciazioni ed ipotesi sui caratteri costitutivi e stilistico-costruttivi della chiesa matrice di Acquaviva, propone, sulla stessa, qualche personale riflessione ed indicazione su tempo di realizzazione, committenza, idea progettuale, probabili o possibili modelli e riferimenti stilistico-culturali. Problemi, questi, destinati a restare, purtroppo, nel limbo delle congetture in assenza di probante materiale documentario e dopo che è stata fatta miseramente cadere la forse irrepetibile occasione, offerta dai recenti lavori di consolidamento, di cercare anche nel corpo vivo della fabbrica utili indizi o (forse) risolutive risposte.
Tale studio, dal titolo Revival romanico, Rinascimento, Pseudo-Rinascimento (o Rinascimento adriatico): incerti paradigmi per l’architettura meridionale cinquecentesca. Il caso della chiesa matrice di Acquaviva delle Fonti, sarà pubblicato nel numero 129 del «Bollettino d’arte», rivista del Ministero dei beni e delle attività culturali, edita a Roma dal Poligrafico di Stato, che in passato ha già ospitato altri miei lavori.

Ritengo doveroso esprimere qui la mia riconoscenza a quanti hanno agevolato, a livello locale, la ricerca documentaria per il mio lavoro sulla cattedrale acquavivese. Un grato, affettuoso pensiero va a don Vincenzo Ciaurri, fino a non molto tempo fa “custode” dell’archivio capitolare di Acquaviva.
Un sincero ringraziamento va a don Felice Posa, attuale (e diligente) responsabile dell’archivio capitolare e al giovane amico Giovanni Massolla che mi ha consentito di visionare, almeno in fotocopia, documenti ottocenteschi (i cui originali, purtroppo, non sono riuscito a reperire – spero solo per inadeguatezza della mia ricerca – tra le carte dell’archivio capitolare) relativi ai lavori fatti eseguire da mons. Luigi M. Pellegrini.
Francesco Liuzzi