
Sugli scenari locali, nazionali ed internazionali, da
anni ed in modo sempre crescente, si collocano molti eventi che lasciano
intravedere un forte decadimento morale nei comportamenti individuali
e sociali ed un diffuso senso di illegalità. Contemporaneamente,
sul versante della cultura, sia pure in maniera non sempre continua,
si colgono segnali che indicano l’esistenza di qualche interesse
per le problematiche morali da parte di diversi discipline, soprattutto
umanistiche.
Si ha l’impressione, comunque,che nella prassi molti interventi
e valutazioni nascano dalla necessità di dover gestire il contingente
e l’emergente, siano sostenuti dalla convinzione di poter dare
risposte immediate a certe pressanti questioni, che giorno dopo giorno
risultano essere sempre più urgenti, e si concretizzino in
tante parole e, in qualche caso, in buoni propositi. A ben riflettere,
quelle questioni hanno tutte un denominatore comune: l’educazione
morale, sia in termini di attenzione e tensione ad esse riservate,
sia in termini di modalità operative messe in essere e sia
in termini di qualità delle proposte presenti nei progetti
formativi per le nuove generazioni e nei programmi di educazione permanente
per tutti.
C’è da chiedersi: bastano le sole parole per fare autentica
educazione morale? E quella che molti dicono di proporre, è
vera educazione morale o è un insieme di meccanismi di difesa,
messi in atto solo in presenza di fatti negativi, più per gestire
le ansie ed i disorientamenti che non per attivare un autentico processo
di formazione? Si ha consapevolezza di ciò che occorre veicolare
attraverso gli interventi educativi? Come si collocano in tale problematica
le famiglie e le istituzioni educative? Esiste una offerta formativa
da parte delle molte “agenzie” esistenti sul territorio,
scolastico e non, a chi si prepara ad essere educatore o per natura(genitori,
nonni, parenti) o per scelta di vita (docenti, animatori di gruppo,
catechisti, ecc)?
Una lettura serena dell’esistente fa emergere qualche preoccupazione:l’attenzione
all’educazione morale è ridotta e, in alcuni ambienti,
è del tutto assente.
Non sono poche infatti, le persone e le istituzioni che, anche nei
processi formativi, sono prese esclusivamente dalla voglia e dall’ansia
di fare e di far fare, convinte di poter dimostrare, in tal modo,
la propria efficienza e bravura, e trascurano o banalizzano altri
tipi di intervento, meno produttivi nell’immediato e sicuramente
più efficaci ai fini di un vero sviluppo delle persone e delle
comunità.
Non ci vuole molto ad ammettere che la situazione attuale è
insostenibile e non consente più né rimandi e né
silenzi inoperosi.
Se è necessario cambiare rotta, è altrettanto necessario
avere la pazienza di “sostare” a riflettere per individuare
con chiarezza la direzione verso cui orientarsi e le operazioni culturali
a cui dare assoluta priorità rispetto ad altre, pur utili,
ma efficaci solo se adeguatamente fondate e da quelle derivanti.
In tale prospettiva di sosta si colloca il presente volume.
• Non contiene ricette: sarebbero inutili e controproducenti;
indica, invece, un percorso di riflessione che, anche alla luce di
contenuti elaborati dalle discipline psicologiche e pedagogiche,
• parte della famiglia, assunta come comunità essenziale
e fondamentale nella quale la formazione morale trova il terreno adatto
per radicarsi ed il nutrimento sano per alimentarsi;
• attraversa la scuola, considerata luogo privilegiato nel quale
quella formazione è progettualmente “provocata”
e consapevolmente realizzata;
• investe le comunità (civile, ecclesiale e scientifica),
interpretate come ambienti di vita e di lavoro nei quali la persona,
in rapporto al suo status, si pone comunque come homo moralis, “riversando”
in essi ciò che fino a quel momento è ed ha realizzato
ed utilizzando gli stimoli che da quegli stessi ambienti riesce a
cogliere per continuare il proprio percorso formativo;
• apre a nuovi orizzonti, pesanti come realtà esistenziali
nelle quali è possibile individuare tre “risorse”
(legalità, stile democratico e politica), metaforicamente rappresentabili
come fari, capaci di indicare la rotta, illuminare gli spazi e rassicurare
“i viandanti”.
L’auspicio è che tale percorso di riflessione possa sollecitare
e motivare il lettore a scoprire o ricoprire il piacere, più
che il dovere, di costruirsi ed “essere” homo moralis
pienamente e responsabilmente e di aiutare gli altri a fare altrettanto:
di sicuro vivrà al completo la sua umanità e contribuirà
ad umanizzare il mondo.