Ricordo di Peppino Martielli



Peppino (il secondo da sinistra) portiere nella squadra del CSI

Non mancheranno, e saranno necessariamente altre, le sedi più opportune in cui esprimere le dovute perplessità sulla sanità pugliese in crisi e chiarire un po’ più in dettaglio il contesto nel quale di sono consumati gli ultimi giorni di Martielli; intendiamo, in questa occasione, solo ricordare l’amico che ci ha così prematuramente e all’improvviso abbandonati, sottolinearne le qualità che fecero di lui una componente essenziale e difficilmente surrogabile del variegato panorama acquavivese e ripercorrere, con la sua immagine ben impressa nella mente, momenti della vita della nostra comunità storicamente determinati (cioè consegnati ad una fase tutto sommato distante e decantata nel tempo) eppure ancor vivi in quanto patrimonio indelebile di chi quelle vicende visse esercitandovi ruoli più o meno attivi se non addirittura protagonistici. Peppino ha segnato nel microcosmo acquavivese una presenza caratterizzata innanzitutto da una straordinaria e scintillante visibilità: da giovanissimo portiere nei primi anni sessanta della gloriosa A.S.C. Acquaviva quando la compagine rossoblu costituiva un indiscutibile punto di riferimento per tutto il calcio dilettantistico della nostra regione (vive tutt’ora nella memoria degli appassionati il rigore decisivo strepitosamente parato da Peppino negli ultimi minuti di un combattutissimo e vittorioso derby contro il Santeramo) ad animatore indefesso delle fasi progettuale, organizzativa e esecutiva di veglioni e festini (non era cosa sufficiente in assenza di discoteche e locali attrezzati). Ma fu con gli anni settanta che la figura di Peppino diventato nel frattempo funzionario presso l’ufficio ragioneria dell’Amministrazione Provinciale di Bari assunse un rilievo sempre più marcatamente pubblicistico per effetto dell’elezione nel 1975 e nel 1980 al Consiglio Comunale di Acquaviva ove svolse un ruolo tenace ed originale anche come assessore e fu tra i protagonisti decisivi del coinvolgimento del Partito Comunista nell’ampia maggioranza politico-programmatica che, sotto la guida saggia e pragmatica di Gaetano Battista, resse Acquaviva tra il 1975 e il 1978. Con il 1985 si concluse la sua attività nelle sedi istituzionali, ma non si interruppe mai, continuando praticamente senza soluzione di continuità fino al 24 dicembre passato, la sua presenza nella realtà sociale acquavivese ove operò sempre ispirato dai suoi convincimenti di solidarietà, collocato nell’area a lui congegnale e naturale della sinistra riformista: la sua collaborazione assolutamente disinteressata e gratuita a Ferdinando Pappalardo negli anni del suo mandato parlamentare, così come la sua più recente attività per la ricomposizione nel centrosinistra della diaspora socialista testimoniano di quella sua, per così dire, impossibilità congenita di estraniarsi e di chiudersi nel privato ove coltivava legami e affetti saldissimi. Che dire delle sue maniere schiette (da degno figlio di Giuann ’u sturn) eppure cordiali, della sua ironia pungente verso se stesso e la sua parte politica, della carica di buon umore che riusciva immancabilmente a trasmettere? Ma, soprattutto, che dire del suo senso di giustizia, della sua generosità, della sua bontà verso tutti? Che sentimenti e che ricordo Peppino abbia lasciato nella nostra città lo si è visto dal senso di tristezza ben impresso sui volti dei tantissimi parenti e amici recatisi a salutarlo per l’ultima volta nella Chiesa Cattedrale restaurata per grazia di Dio, soprattutto, ma anche per l’attività di quelle persone che, come Peppino Martielli, hanno anteposto ai propri gli interessi di Acquaviva.

Marcello Carucci