
Natività.
Morbido disegno a matita da una pagina del diario di F.Morgese
“L’ultimo pellerossa dell’asfalto”:
è questo il titolo del libro dedicato al “madonnaro”
più popolare di Acquaviva, Francesco Morgese, detto “Capurale”.
La cura del testo, da parte di Nunzio Mastrorocco e di Maria Teresa
Caporusso, è stata una interessante iniziativa per rendere
omaggio ad una persona, che ha fatto parte del “paesaggio”acquavivese
per diversi decenni e che, nella memoria di tutti, è legata
anche al vissuto della festa patronale.
Tutti ricordano Francesco Morgese, intento a creare immagini sacre,
accovacciato sull’asfalto, con i suoi inseparabili gessetti
tra le dita. Nei riti ricorrenti della festa tra bande, processioni,
fuochi d’artificio e luminarie, trovava spazio una breve sosta
dei passanti accanto al “madonnaro”.Anch’egli era
“la festa”, anch’egli aiutava la gente ad allontanare
i problemi quotidiani e a vivere un momento di gioia collettiva.
Ricordandolo affettuosamente, il libro comprende alcuni commenti e
testimonianze di pittori acquavivesi, un breve catalogo delle sue
opere e diverse frasi tratte dal suo diario, una sorpresa per molti,
in cui si evidenzia la precarietà della vita del madonnaro.
Indipendentemente dal valore artistico delle sue opere, è significativo
il vissuto di una personalità, caratterizzata da un istintivo
bisogno di esprimersi con le immagini. Certi volti dipinti, che siano
ritratti o immagini sacre, magnetizzano il nostro sguardo per una
notevole forza espressiva. La sua opera ci ricorda che la pittura,
prima di essere un’arte raffinata ed elitaria, rappresenta una
delle prime forme di espressione del bambino e dell’uomo primitivo;
è il segno, la traccia, della sua presenza individuale nel
mondo.