Creata la SPES. A chi gioverà?


37Il 21 dicembre scorso, dopo varie vicissitudini e “lotte” interne nei vari partiti di maggioranza per l’assegnazione delle cariche, si è costituita la S.P.E.S. S.p.A., “il nuovo soggetto societario pubblico e privato che ha rilevato l’AMIU, ampliandone funzione e servizi, divenendo una vera e propria Multiservizi”! Una società a prevalente capitale pubblico (con 2.050.000 € di capitale sociale) in cui il Comune di Gioia del Colle partecipa con l’81% delle quote azionarie e 5 componenti nel Consiglio di Amministrazione, e l’ACAM S.p.A. (Azienda Consorzio Acqua Metano) per il restante 19% e 2 componenti. Avvenimenti, la costituzione e le nomine, passati in assoluto silenzio stampa ma non per i soliti “fortunati”, molto vicini alle segreterie (o alle segretarie?) e alle stanze dei bottoni. Per tutti gli altri, nemmeno un accenno o il benché minimo “straccio” di un comunicato. Anche alcuni consiglieri di minoranza cascavano dalle nuvole!? Ma, queste nomine comunali da chi sono state designate? Con quali criteri sono state selezionate? A quanto ammonterà il loro compenso? Perché non è stata coinvolta anche la minoranza? Gli amministratori e i dirigenti dell’AMIU che fine hanno fatto? Considerando che la SPES è di proprietà del Comune per l’81%, quindi si presuppone di tutti i gioiesi, perché queste nomine (in via del tutto eccezionale) non sono state presentate, discusse e votate in Consiglio Comunale, ufficializzandole con tanto di motivazioni e in modo trasparente, così come avviene per la nomina dei rappresentanti comunali presso Comunità Montana, Distretti Scolastici, Asili, ecc.? Se l’ACAM non gestisce direttamente molte delle “tantissime attività che potranno essere esercitate”, inserite nell’oggetto sociale della SPES, ma le “gira” ad altre società, di cui è azionista maggioritario e che fanno capo al suo Gruppo, queste attività come e da chi saranno espletate? Per esempio, nel campo dei rifiuti solidi urbani, l’ACAM provvede direttamente al solo smaltimento, mentre per i servizi di raccolta, spazzamento, pulizie varie e raccolta differenziata, si avvale della controllata C.I.S. (Consorzio Impianti e Servizi). Nel campo dell’utilizzo dei gas si avvale delle controllate Safe Plant SpA, Acam Clienti SpA, Metanauto Srl e CentroGas SpA. Nel campo delle telecomunicazioni della controllata AcamTel SpA. Nel campo della telefonia della controllata Eutelia SpA. Nel campo della gestione dei servizi pubblici della controllata IN.TE.GRA SpA. Nel campo energetico e degli impianti di cogenerazione si avvale della controllata Telesafe Energy Srl. E l’elenco potrebbe continuare con altri nomi, ma preferiamo fermarci qui. Una miriade di attività ma “subappaltate” ad altre sue numerose aziende e consorzi, le cui partecipazioni spesso s’intrecciano tra loro, tanto da rendere complicato stabilire dove inizia o finisce la sua qualità di controllante o di controllata! Un Gruppo (l’ACAM) molto ampio ma nello stesso tempo ben circoscritto. Considerando che, ad oggi, opera solo all’interno di un territorio ben definito, quello della Provincia di La Spezia, perché ha deciso di “investire” nel nostro comune? E la nostra Amministrazione perché l’ha ritenuto un “partner” privato idoneo, se la sua reale attività è quella di investire in altre aziende che poi finisce per controllare? Si comporterà come un partner attivo o come una Holding (una finanziaria), che “agevolerà” le sue controllate? Il comune, con i suoi rappresentanti, che ruolo avrà nella SPES? Il così definito “valore aggiunto” che l’ACAM dovrebbe apportare alla nostra economia, in che cosa si concretizzerà? Il sicuro ricorso alle esperienze, alle tecnologie delle società controllate dall’ACAM sarà realmente un vantaggio per le casse della SPES, quindi del nostro Comune e di conseguenza un risparmio per tutti i cittadini, o si trasformerà soltanto in un doppio guadagno per l’ACAM per via delle aziende ad esso connesse? Non potrebbe esserci il serio rischio che le tariffe legate ai rifiuti (l’attuale TARSU), al gas, ai trasporti, all’ICI, alla pubblica illuminazione, ecc., possano aumentare anziché diminuire? Da questo connubio chi ci guadagnerà realmente? Dov’é la convenienza nella scelta di questo socio, al momento, di minoranza? Se le nuove attività saranno date in subappalto, i “presunti” incrementi occupazionali, di cui si parlava in campagna elettorale, quando e come saranno “prodotti”? Perché inserire nell’oggetto sociale, fra “le decine e decine di attività”, anche “il recupero energetico dei rifiuti solidi urbani e assimilabili, ospedalieri, industriali, tossico-nocivi, pericolosi e di ogni tipo, oltre alla produzione dell’energia elettrica, del gas, e del calore per usi civili ed industriali”? Questo presuppone un futuro legame con l’ex Termosud, per via del suo progetto DISMO e del suo inceneritore? Un ritorno, quindi, all’idea, mai abbandonata, di completare il ciclo integrato dei rifiuti, con l’utilizzo a Gioia di un inceneritore e di una centrale elettrica?

Donato Stoppini