Gioia a rischio… caduta materassi

Sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 23 dicembre 2004, leggiamo con curiosità e stupore un articolo, a firma di Piero Giannico, dal titolo un “Materasso cade da balcone e colpisce un passante”. Un “episodio” ritenuto “degno” di divulgazione anche sul periodico locale per cui collabora. Ma, vuoi per la frenesia di scrivere l’accaduto o forse perché contagiato dalla “scontata ilarità di alcuni passanti”, il “vulcanico” e fantasioso Piero si è lasciato prendere un po’ la mano! Infatti, ha scritto che il materasso “è volato dal primo piano a taglio”, ma nonostante ciò, sostiene che lo “si è visto planare”. Inoltre informa, che lo stesso materasso era “stazionante in una stanza da letto” (chi lo avrebbe mai immaginato?) e che aveva bisogno non solo di “prendere aria” ma, “come si dice nel gergo” (quale gergo?), di “respirare”! Un materasso, a suo dire, “appoggiato (male) sulla ringhiera del davanzale del balcone” (???). Ma, era un davanzale o un balcone? I davanzali non hanno né balconi, né ringhiere ma una “cornice sulla quale posano gli stipiti della finestra, e sulla quale si appoggia chi si affaccia alla finestra stessa”, come si evidenzia in un noto dizionario della lingua italiana! Un tempo c’era chi parlava dell’esistenza di “asini che volavano” o di “tappeti volanti”. Oggi c’è chi ci racconta che oltre agli aerei a Gioia volano ed “atterrano anche i materassi”, per giunta senza ali! Una storia in cui, è il caso di dire, la fantasia di P.G. dopo essersi “librata” nell’aria, in mancanza di ali, assenza di vento e di paracadute, più che atterrare è precipitata insieme al suo “materasso volante”! La speranza? Se l’articolista è certo che “l’uomo non dormirà sonni tranquilli, specie quando andrà a piedi” (forse in preda ad un attacco di sonnambulismo?), noi speriamo che Piero, oltre agli occhi spalancati, tenga ben aperte anche le orecchie, prima di riportare degli avvenimenti, soprattutto se non vissuti in prima persona ma raccontati da altri!

C’è ancora chi crede nelle… favole

Nei numeri di novembre e dicembre 2004 a pag. 3 del periodico “La Porta Rossa”, con riferimento alla rubrica “Visti da Esopo” a cura di Alcione, pur avendo titoli diversi: “Grandi opere e demagogia” il primo, “Senti chi parla” il secondo, non possiamo fare a meno di notare una certa “assonanza” fra di loro. Entrambi gli scritti, nel “maldestro” e “partigiano” tentativo di confrontare l’operato delle Amministrazioni attuali con quelle del passato, contengono oltre ad identiche accuse fatte agli stessi esponenti dei partiti politici avversi, senza però nominarli apertamente, anche un comune “astio” e una comune “brutalità” demagogica tanto evidenti quanto insolite. Con le “presunte” analisi degli avvenimenti politici, accaduti nel nostro paese in più di un decennio, si offende la parte avversa in modo gratuito. Un comportamento incomprensibile e censurabile soprattutto se proveniente da chi, si presume, possa essere un uomo di cultura se utilizza, nelle sue “esternazioni”, le massime o la morale “estrapolate” dalle favole di Esopo. Ma, evidentemente, nel suo DNA talvolta prevale la “brutalità” di Alcione (un gigante mitologico che nemmeno Ercole riuscì ad uccidere ma che morì in esilio al di sopra della Luna). Una forza autodistruttiva che rasenta l’autolesionismo, soprattutto quando, parlando dell’Ospedale Paradiso, l’autore finge di non ricordare che anche i suoi, insieme a quelli che lui definisce “zerbini”, “voltagabbana” e “lestofanti”, hanno “opportunamente” evitato di difenderlo. Per non parlare della distruzione della Cantina Sociale: se è vero che qualcuno nel passato ha provveduto a farla chiudere, qualcun altro, nel presente, ha sottoscritto, con il suo consapevole “immobilismo”, la sua definitiva scomparsa: messa all’incanto e rivenduta a costruttori privati di sua conoscenza che, in breve, la trasformeranno in zona residenziale! Questo non è “un tornare all’antico, magari per dare un contentino a Tizio, Caio o Sempronio, quegli stessi che continuano a decidere in veri e propri “conclavi” paesani, le sorti di chicchessia”?

Come insegnare le buone maniere ai …passeri e agli storni

Nel numero di novembre 2004 a pag. 2 del periodico “Gioia in Cronaca”, nell’articolo dal titolo “Piazza XX Settembre invasa dagli escrementi di passeri e storni”, a firma di Mariangela Miccolis, si parla della “sporcizia della nota piazza gioiese dovuta ai numerosi escrementi di colombi, passeri e storni che svolazzano e si posano sugli alberi”. Una situazione incresciosa ma normale, considerando l’alto numero dei pennuti, in cui l’articolista non troverebbe “nulla di male, se non fosse”, per un piccolo ma proprio piccolo particolare, “che nessuno ha insegnato loro ad evitare di lasciare i propri escrementi dovunque”! Ma, chi avrebbe dovuto insegnarglielo? I rispettivi “genitori”, i residenti, il personale dell’ufficio agricoltura o l’assessore all’ambiente? Ma, soprattutto dove e quando avrebbero “dovuto farli”? Una o più volte al giorno? E agli “incontinenti” avrebbero insegnato anche ad usare il “pannetto”? Una situazione a rischio “torcicollo” per i gioiesi costretti, secondo la cronista, “a guardare in alto per evitare gli escrementi”. Secondo altri lo sguardo rivolto al cielo era per chiedere l’intercessione di San Francesco, affinché li convincesse ad essere più “responsabili”! Per altri ancora, perché stufi di essere “baciati” per non dire “bersagliati”, da tanta fortuna! Una situazione divenuta “paradossale” che si è risolta con una decisione drastica ma efficace: lo “sfratto” forzato dei pennuti “sporcaccioni”, messo in atto con una potatura “selvaggia” e fuori stagione degli alberi occupati “abusivamente”. Un’azione “coraggiosa” che ha salvato non soltanto il collo di molti gioiesi ma anche la faccia di alcuni amministratori! E i “poveri” uccelli? Non potendo “volatilizzarsi”, in qualità di “profughi”, hanno chiesto ed ottenuto “asilo” a parenti, amici e conoscenti che alloggiano negli “edifici più in” e antichi presenti sul territorio!

A riciclare i rifiuti il Comune ci… guadagna!

Nel numero di dicembre 2004 di “La Città … in Comune (Bollettino Ufficiale del Comune di Gioia del Colle) a pag. 10, dopo lo spazio dedicato alle “Delibere di Giunta e di Consiglio Comunale”, con un trafiletto dal titolo “L’Ente Ricicolone” (forse intendevano riciclone!), l’Amministrazione informa la cittadinanza che è stata “firmata una convenzione per riciclare cartucce e toner”. Una iniziativa assolutamente ineccepibile con cui si avvalora e si conferma (era ora!), la nostra convinzione, più volte sostenuta, che il riciclo è una sicura fonte di guadagno oltre che di risparmio! Infatti, nel prosiéguo del comunicato, si conferma che: “l’impegno di consegnare le cartucce, differenziate in appositi contenitori posti dalla ditta appaltatrice, è remunerato attraverso un corrispettivo da riconoscersi per ciascun pezzo ritirato…”! Domanda: perché per metterla in atto si è dovuto aspettare il ricevimento di “una proposta di contratto con una ditta di Corato”? Se si era convinti di questa necessità, tanto da affermare che “le cartucce devono essere oggetto di apposito recupero al fine di evitare lo smaltimento presso discariche con un conseguente danno ambientale”, in tutti questi anni, perché non ci si è rivolti all’AMIU? E la stessa AMIU, se è vero, come ha più volte sottolineato il suo responsabile, che la raccolta differenziata è stata effettuata in modo serio e reale, perché non si è attivata concretamente nel realizzare questi “profitti” riciclando tutti i rifiuti provenienti dalla stessa raccolta? Perché non coinvolgere, in questa iniziativa, l’intera cittadinanza invitando l’azienda promotrice a creare un centro unico per la raccolta?

I fatti e i pettegolezzi di… piazza

Nel numero 1 di gennaio 2005 a pag. 3 del periodico “Gioia Oggi”, in un articolo dal titolo “Quella donna mi ha schiaffeggiato”, a firma di P.G., non possiamo non evidenziare la tecnica poco “ortodossa” utilizzata dal cronista nel riportare gli accadimenti. Pur in assenza di nomi e cognomi, pur considerandole “voci molto concrete” e “non pettegolezzi”, non si possono dare informazioni del tipo: “la protagonista è una dipendente comunale molto conosciuta anche per le funzioni esercitate…una donna di 40 anni circa con occhiali scesa da una macchina di grossa cilindrata di colore grigio”. Questo presunto “esercizio del diritto di cronaca”, evocato dal cronista in taluni frangenti, non può che essere causa di ulteriori pettegolezzi. Farlo in questo modo, non significa mettere veramente in “Piazza” (proprio su quella piazza dove si presume sia accaduto il fatto) sia la signora (presunta autrice del gesto) che la minorenne (presunta vittima) oltre al padre della ragazza (presunto e inconsapevole artefice della lite), per via della sua presunta relazione con la donna, non accettata dalla ragazza? Il paese è piccolo, altrettanto “minuscolo” è il Palazzo comunale, come potrà questa signora rimanere, dopo quanto divulgato, nell’anonimato? Se i Carabinieri hanno appena “avviato gli adempimenti di propria competenza” per accertare il fatto, perché riportarlo in quel modo? Per “puro dovere” di cronaca o per suscitare interesse e scalpore?