Potrebbe apparire, a prima vista, il suddetto titolo
soltanto come un gioco di parole, ma se avrete la volontà e
la pazienza di seguirmi, vi accorgerete che l’argomento che
intendo proporvi è di grande interesse e, purtroppo, di grande
attualità.
Un giovane di 18 anni, apparentemente “normale” e simile
come stile di vita a tanti suoi coetanei che gli sono amici e che
vivono come lui gli stessi modesti svaghi, nel giro di tre giorni
si ritrova sulle pagine di tutti i giornali, accusato di un delitto
atroce: l’assassinio di un povero innocente benzinaio. Eppure
tutti lo conoscevano o lo consideravano come un ragazzo “normale”:
il padre e la madre innanzitutto, ma anche il suo datore di lavoro,
i suoi vicini di casa, i conoscenti tutti, gli amici ed i parenti.
Un ragazzo “normale”. Sino ad ieri. Oggi, un assassino
che si dispera e piange, inconsapevole del come e del perché
ciò possa essere accaduto e con la sola terrificante certezza
di lunghi, forse interminabili anni di carcere. Un ragazzo “normale”...
Appunto... come volevasi dimostrare! Ed allora in questo momento di
grande smarrimento e confusione, sento la necessità di aprire
un dizionario per ricercare, benché la conosca a memoria, la
definizione di codesto aggettivo ormai così consueto da appartenere
alla categoria dei ripetitivi dei quali si usa ed abusa ad oltranza,
con la complicità di tutti, anche dei giornalisti, con il risultato
colposo e riprovevole di farne quasi obliare il reale e pregnante
significato. Alla voce “normale” così recita il
nostro dizionario: regolare, consueto, naturale ed altri, ecc…
Non desidero per nulla tediarvi con una sfilza di aggettivi che tutti
conosciamo, anche perché sono ansiosa di arrivare al dunque
che per ora è stato soltanto sfiorato. Come si fa a garantire
con estrema sicurezza che quel determinato giovane, ed in questi lunghi
anni le cronache ne sono state tragicamente ricolme, è “normale”,
giudicandolo esclusivamente dall’apparenza ed ignorando del
tutto quel che si porta dentro e che rimugina con l’amico, altro
“normale” ed insospettabile pure lui, di aggredire due
poveri benzinai per strappargli quattro soldi? Ed ora che il caso
è tragicamente esploso ed è corso il sangue, saltano
fuori come dal cappello a cilindro di un prestigiatore impazzito,
tutte le attività “normali” nelle quali i giovani
“normali” erano invischiati e già ben noti, per
codesti precedenti, alle forze dell’ordine che tempestivamente
hanno predisposto una cerchia di indagati nella quale sono andati
a colpo sicuro a pescare i colpevoli certi.
Indubbiamente un fulmine a ciel sereno per tutti, soprattutto per
quei poveri infelici genitori che improvvisamente si sono trovati
catapultati nel vortice della disperazione senza appello. I genitori…,
i poveri genitori…, sorge allora spontanea in codesta tragedia
dell’orrore, una domanda: quale ruolo ricoprivano codesti due
soggetti che chiamiamo genitori? Erano all’altezza del loro
compito, tremendo ed a volte insostenibile, vuoi per incapacità
intellettive e culturali, vuoi per inettitudine o noncuranza congenite,
vuoi per l’assoluta inefficienza a non tentare o a non riuscire
ad instaurare un dialogo con il proprio figlio, vuoi per infinite
altre cause che sarebbe troppo lungo enumerare? Adesso purtroppo non
ci sono più parole da spendere, ci sono soltanto due relitti
umani che piangono e si disperano e che non si erano nemmeno accorti
che il loro caro e “normale” figlio si era comperato una
rivoltella. E adesso? Ci ritroviamo con l’ennesima famiglia
distrutta e con una valanga di problemi insoluti che si accavallano
e si aggrovigliano a dismisura gli uni sugli altri, perché
la nostra attuale società non è più in grado
di affrontarli né tanto meno di aiutarci a sbrogliarli. Non
possiamo nascondere che ci sono molti colpevoli, in codesta attuale
nostra società, che concorrono con il loro enorme peso a plagiare
molte menti giovani e deboli che, ovviamente, ne rimangono soggiogate
(televisione, giornali e riviste). Non v’è da escludere
che anche l’influenza di un benessere senza freni, di un consumismo
usato come droga, spinti ai massimi livelli dagli inarrestabili spot
pubblicitari, trasmessi giorno e notte, chiaramente esercitino, pur
essi, la loro influenza nefasta. Ecco dunque come in codesto enorme
crogiolo di colpe, di abusi, di reati e peccati, possano esplodere
e frantumarsi i loro propositi e gli ideali, se pur riescono a possederne
i nostri giovani. Ecco dunque come un giovane “normale”
può improvvisamente diventare “anormale” e ritrovarsi
un assassino. Ma in questa storia io ritengo che ne usciamo tutti
coinvolti e che quasi certamente ognuno di noi potrebbe, potenzialmente,
essere l’assassino del benzinaio...