Cultura pugliese
I nobili Miani
dalla Serenissima in Terra d’Otranto e Terra di Bari

(seconda parte)



Contessa Fulvia Miani

Educati da un padre – Francesco, per l’appunto - i cui gesti valevano più di mille discorsi, anche Angelo (Cassano 1829 – Ginosa 1901) e Luigi (Ginosa 1835 – Napoli 1911) si impongono come uomini politici di notevole levatura, attori principali e mai comparse del contesto sociale ginosino, dediti alla ricerca storica ed alla trascrizione di eventi vissuti in prima persona.Angelo, dottore in legge, ricco e brillante, opera in politica fino al giorno in cui, a seguito di una grave malattia infettiva, si chiudono per sempre le porte della vita pubblica e delle relazioni sociali. Nella tristezza del forzato distacco, abbandonato dai parenti più stretti, costretto a lasciare anche l’avito palazzo, concepisce il progetto di trasmettere ai posteri il documento di discolpa di una classe il cui astro volge al tramonto, tramite il primo dei suoi cinque libri: Ginosa e le sue condizioni sociali e materiali.Per molti versi polemico e poco incline ai cambiamenti dei tempi, con le sue analisi penetranti risulta un solista fuori del coro, poiché sente d’esser investito di una missione. Quella di rieducare i costumi attraverso l’esplicita denuncia degli intrighi, delle corruzioni e delle immoralità degli amministratori, liberali ed atei. I suoi volumi hanno una risonanza interiore diversa dagli scritti di Luigi, meno coinvolgenti e leggibili come attente, ma in parte distaccate storie del tempo che fu, da cui emerge l’esigenza di trasmettere gli eventi storici, senza idolatrarli e senza tributar loro un culto fanatico. La sua Monografia storica di Ginosa (1898) ha infatti un carattere colto, ma distante, poiché al centro della sua vita ha posto il fervido impegno civile, cui fa da corollario quello culturale. Luigi, capitano della GN, procuratore speciale dei feudatari Spinola, eredita il vasto patrimonio di Angelo, conteso fra la donna che gli era stata accanto negli anni del declino ed i cugini cassanesi. Dal suo matrimonio con Anna de Bernardis (Locorotondo 1840 – Ginosa 1907) figlia di Vito e M. Antonia Cassano, nasce AngelaTeresa (Ginosa 1864 – 1954), andata in sposa a Marcellino Cassano nel 1882. Angela Teresa sarà l’ultima dei nostri Miani, colei che vivrà profondi cambiamenti legati al mutato contesto socio-economico. Il tempo del tramonto, in cui sarà costretta a cedere al Comune, dapprima il grande giardino del palazzo e successivamente quell’area che, adibita a campo sportivo, perpetua il suo nome.Il nome di una donna speciale, della cui grande generosità beneficiarono ed abusarono, coloro che - dopo la morte dell’unico figlio Luigi - le fecero compagnia. Nella solitudine e nel religioso silenzio delle grandi sale, un solo raggio di luce, una sola consolazione: la vicinanza del nipote Franco, ultimo e degno erede del ramo ginosino, dal quale si è diramata una progenie di letterati ed uomini politici la cui fama è legata agli alti ideali di giustizia ed amor patrio. Mentre Angelo Miani si eleva a censore e pone sotto la sua lente anche i costumi femminili; mentre, a Ginosa, Teresa vive schiacciata da obblighi e convenzioni sociali, subite come inappellabili leggi di natura, necessarie per poter rimanere all’interno della propria trama sociale; mentre le nobili coetanee stese su eleganti chaise longue ricamano e cantano, Fulvia (Polignano 1844 – Cassano 1931), figlia di Nicola Miani e Ruffina Volpe, giovane vedova del marchese La Greca, si avvia a diventare una delle figure femminili più rappresentative del primo mezzo secolo dell’Unità d’Italia. La nobildonna scrivendo con lo pseudonimo Voluntas - Voluntas, vis mea, ricamato anche sui pesanti tendaggi del palazzo natio - è attiva collaboratrice di riviste e giornali quali Cordelia, Tradizioni Folcloristiche e Rassegna Pugliese di Valdemaro Vecchi.Erede della tradizione carbonara e risorgimentale della sua casata, a soli 20 anni sposa l’ufficiale piemontese Gaetano Perotti, destinato al comando della piazzaforte di Gaeta, ove viene condotto il 16 agosto del 1870 Mazzini. L’amicizia instauratasi fra i coniugi e l’eletto prigioniero, ne condiziona la vita. Così, non avendo fornito al Governo l’indirizzo del patriota - partito per l’esilio volontario dopo l’amnistia - Perotti viene collocato a riposto anzitempo.Il ritorno della famiglia Miani-Perotti a Bari, segna l’inizio del periodo letterario più fecondo di Fulvia: novelle, dialoghi, bozzetti, studi storici, ricerche su tradizioni popolari, descrizioni paesaggistiche dalla murgia al mare e dai pantani alle selve. Un vortice di impegni culturali, interrotti bruscamente nel 1908 quando, dopo gli unanimi consensi di critica ottenuti dal figlio Armando con Bari ignota, decide di ritirarsi dalla scena letteraria – ma non da quella caritativa - per essere solo e sempre, per tutti e senza rimpianti, la madre del poeta. Autodecreta così il suo destino ed inconsapevolmente la sua grandezza. … ma questa è un’altra storia, e mi fermo qui.In questo contesto, per non tediare eccessivamente il lettore ho cercato – nei miei limiti – di dar solo qualche spunto utile alla comprensione del ruolo giocato da una famiglia, le cui opere meriterebbero una nuova divulgazione, in quanto essenziali per quell’ethos genetico che caratterizza le nostre città ed il nostro sentir comune. In fondo, il tempo ci appartiene e con esso anche tutte le schegge di vita, indelebili e preziose, che ci aiutano a riscoprire le ragioni di una memoria condivisa e della nostra pugliesità …

Maria Carmela Bonelli