Richiesti cinque Referendum Abrogativi
Legge sulla procreazione medicalmente assistita
Riconosciuta valida la raccolta delle firme dalla Corte dei Conti,
si attende la liceità di merito dalla Corte di Cassazione

Entro la fine di gennaio 2005 si saprà se si andrà
a votare in primavera sui Referendum Abrogativi proposti dal Partito
Radicale e da alcuni partiti, relativamente alla Legge approvata nel
mese di febbraio 2004 (L. 40/2004) che regola la procreazione medicalmente
assistita per “favorire la soluzione dei problemi riproduttivi
derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana”,
come è specificato nell’Art. 1 della Legge. Argomenti
scottanti su cui si è accesa la polemica sono: per i Radicali
il diritto dell’individuo alla piena autonomia di coscienza
nell’utilizzare tali tecniche, sempre più sofisticate,
messe a disposizione dalla scienza per la risoluzione di esigenze
personali o di coppia; mentre altri soggetti politici ritengono necessaria
una regolamentazione della materia che con l’attuale legge è
del tutto insufficiente e carente su alcuni temi. Pertanto gli articoli
di legge più in discussione, e su cui probabilmente saremo
chiamati al referendum sono:
L’Art. 4, comma 3: Divieto di PMA di tipo eterologo.
COMMENTO: La maggioranza è concorde nel mantenere tale divieto
anche per le gravi conseguenze psicologiche sul nascituro e problemi
giuridici di paternità e maternità (si arriverebbe,
autorizzando tale pratica, all’utero in affitto). Chi è
favorevole anche a tale pratica si appella alla responsabilità
individuale e alla rispettabile esigenza della coppia o del soggetto
ad avere un figlio.
L’Art. 5 specifica i requisiti dei soggetti che possono avvalersi
della PMA.
COMMENTO: E’ collegato all’articolo precedente in quanto
i favorevoli alla legge ritengono di salvaguardare la integrità
del nucleo familiare allargato al concetto laico per cui sono previsti
anche coppie conviventi, ma che rispettino quei requisiti previsti
anche per la tutela del nascituro. I favorevoli all’abrogazione
di questa legge vedono in questi requisiti una valanga di limitazioni
ed esclusione di soggetti, dai single alle coppie omosessuali, agli
over una certa età.
L’Art. 13 sperimentazione sugli embrioni
COMMENTO: Se i sostenitori della legge sono per divieto, nel timore
di abusi che in futuro potrebbero portare a un’alterazione del
genere umano nella sua specificità, chi ritiene di regolamentare
anche questo aspetto pensa che il progresso scientifico non è
arrestabile. D’altronde vi sono una miriade di possibilità
di risolvere malattie genetiche attraverso la sperimentazione su embrioni.
Rispondono quelli favorevoli a restrizioni legislative più
severe che vi sono altre tecniche, forse più impegnative, ma
altrettanto valide quali lo studio delle cellule staminali.
L’Art. 14 divieto di crioconservazione e di soppressione di
embrioni.
COMMENTO: Si collega al precedente. I referendari pongono il problema
della necessità spesso di crioconservare gli embrioni e poi,
vi sono migliaia di embrioni attualmente crioconservati. Che farne?
Sopprimerli? La legge lo vieta ma, d’altronde, non si possono
utilizzare per ricerca o sperimentazione. Rispondono i sostenitori
della legge: per questo motivo la legge prevede massimo tre embrioni
da produrre ed impiantare nell’utero. Resta aperta la querelle
sul passato, non essendoci stata alcuna regolamentazione.
Certamente la legge approvata dal Parlamento Italiano non risponde
a quesiti relativi all’eugenetica, ossia le malattie geneticamente
ereditate, né ad altri aspetti; ma siamo convinti che una società
civile deve darsi una regolamentazione per il rispetto del Bene comune.
In quest’ottica è nostra opinione che la scienza oggi
evolve in maniera così vertiginosa che spesso si dimentica
quale sia il suo significato più intrinseco: scoprire le leggi
della natura, riconoscerle ed applicarle . “Lo scienziato scopre
che c’è la legge di gravità, non la inventa; la
trova, la riconosce, come un dato della realtà; se così
non fosse la sua legge sarebbe sbagliata. Così, come la legge
di gravità vale per sempre e non solo oggi o solo domani, ugualmente
la legge morale, se è vera oggi, deve esserla anche domani,
sempre: altrimenti bisognerebbe dire che il bene e il male, il giusto
e l’ingiusto non esistono, ma cambiano col cambiare dei codici,
o dei dittatori.” (F.Agnoli) Quindi il problema se è
lecito o no il ricorso all’utero in affitto o alle mamme-nonne,
non è questione di conservatorismo di destra o di progressismo
di sinistra, bensì un problema di ordine naturale, oggettivo,
da tutelare, oppure violentare in nome di una falsa libertà.
Opinioni a confronto
“Gli avversari della legge 40/2004, sostenitori e promotori
dei referendum, sostengono che un ambito così personale come
quello della riproduzione non dovrebbe essere normato dallo Stato,
ma lasciato alla libertà dei singoli, degli individui. Sarebbero
quindi lecite, e non condannabili, le varie pratiche di affitto dell’utero,
di fecondazione con seme di persona morta, di adozione di figli in
provetta da parte di singoli o coppie omosessuali, di ricorso alle
banche del seme, di sperimentazione sugli embrioni, decretandone la
morte, di fecondazione con gameti di terzi, eccetera” (F. Agnoli)
Di fronte ad uno scenario del genere che paventa una giungla biocibernetica
futuristica e/o futuribile occorre chiedersi cosa sia la legge e quale
sia il suo compito.
I governi hanno cercato e cercano (essendo una materia in continua
evoluzione che sposta continuamente l’orizzonte) di regolamentare
con norme l’argomento, anche per rispondere ad esigenze presenti
nella popolazione, non per limitare la libertà, ma per dare
una garanzia di sicurezza per tutti, e cioè di tutela del bene
comune. Tutte le nazioni hanno messo al bando, ad oggi, la clonazione
riproduttiva umana mentre quella terapeutica sta creando incertezze,
dubbi e perplessità in quanto la scienza tende ad incrociarsi
con questioni di etica. La legge italiana approvata riguarda la Procreazione
Medicalmente Assistita (PMA) ovvero quella che si chiamava Gravidanza
Artificiale, per rispondere e regolamentare al problema della sterilità
di coppia e non dà risposte ad altre esigenze quale quelle
terapeutiche.
Molti politici, da destra a sinistra, concordano che questa legge
vada cambiata. Secondo Antonio Tomassini(FI), presidente della XII
Commissione Igiene e Sanità del senato, medico e ginecologo,
e Laura Bianconi (FI), membro della XII commissione c’è
la necessità di “correggere” la legge in vigore,
per cui hanno depositato una proposta che prevede la tutela dell’embrione
e non del concepito, accesso alle tecniche di PMA, oltre che alle
coppie sterili, anche per le coppie portatrici di malattie genetiche
e/o infettive trasmissibili; divieto di crioconservazione degli embrioni
ma non degli ooditi (ovuli fecondati ma non ancora embrioni), sempre
sugli ooditi sarebbe, inoltre, possibile una parziale indagine diagnostica
pre-impianto, vietata invece sugli embrioni. D’altra parte sia
A. Tomassini che Giuseppe Fioroni, medico e deputato della Margherita,
concordano che la legge 40 era una necessità prioritaria ed
impellente. La finalità era e rimane quella di regolamentare
ciò che era assolutamente privo di regole. Secondo G. Fioroni
non si possono fare campagne elettorali o di propaganda politica sulla
concezione della vita e della morte. D’altronde i firmatari
dei referendum, compreso Giuliano Amato, ritengono che se questo ha
sollecitato il dibattito nell’opinione pubblica, rimane compito
dei parlamentari quali rappresentanti del popolo trovare una mediazione
politica che si concretizzi in legislazione sulla materia della PMA.
Ritornando alla legge e a quale sia il suo compito, è chiaro
a tutti che la scienza oggi evolve in maniera così vertiginosa
che spesso dimentica quale sia il suo significato più intrinseco:
scoprire le leggi che governano la natura, riconoscerle ed applicarle
sapendo di essere creature umane. In quest’ottica il problema
attuale è se è lecito o no il ricorso all’utero
in affitto o alle mamme- nonne, non è questione di conservatorismo
di destra o di progressismo di sinistra , bensì un problema
di ordine naturale ,oggettivo, da tutelare, oppure violentare in nome
di una falsa libertà. Questo non significa, come dice G. Amato,
“accettare stoicamente la realtà della sofferenza e del
dolore: è inumano anzi direi ‘impuro’ pensare a
una vita senza dolore”. Non è né inumano né
immorale lenire e anche prevenire la sofferenza. Ma tra l’eugenetica
e la prevenzione di malattie irrimediabili c’è un confine
molto sottile che è nostra responsabilità trovare e
tracciare e tenere sempre presente se vogliamo conservare l’Unicità
dell’Essere umano.