Il terrore che viene dal mare
Anche in Puglia possono verificarsi eventi catastrofici
simili a quello che ha colpito
le coste asiatiche lo scorso 26 dicembre

Fig. 1 - La costa di Aceh, in Indonesia, prima (in alto) e dopo
lo tsunami
(foto Afp, fonte: http://www.corriere.it) |

Fig. 2 - Lungo la faglia “1” avviene uno spostamento
(causato da un terremoto) “2”; un grande volume
d’acqua viene messo in movimento e si forma uno tsunami
“3” (immagine modi?cata da: http://www.corriere.it).
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Fig. 3 - Lo tsunami si propaga dall’epicentro in tutte
le direzioni,
ma con energia maggiore perpendicolarmente alla faglia che ha
generato il terremoto (immagine modi?cata da: http://www.corriere.it).
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Il 26 dicembre scorso, al largo dell’isola di Sumatra si è
verificato un terremoto, di magnitudo intorno ai 9° della scala
Richter, tra i più intensi tra quelli mai registrati. Il sisma
è stato talmente forte da causare uno spostamento di alcuni
millimetri dell’asse terrestre. La scossa si è generata
in mare, lungo una faglia estesa per un migliaio di chilometri al
contatto tra le zolle indiana ed asiatica. A seguire si è formato
uno tsunami che ha devastato le aree costiere del Pacifico, provocando
centinaia di migliaia di vittime (Fig. 1).
Lo tsunami è un’onda generata dallo spostamento di una
gran massa d’acqua, provocata da un disturbo del fondo del mare,
quale un terremoto (Fig. 2), un’eruzione vulcanica, la caduta
di un meteorite o una frana sottomarina. Venti eccezionalmente forti
e uragani in pieno oceano possono provocare onde alte parecchi metri,
tuttavia queste non si fanno sentire oltre una certa profondità.
Uno tsunami, invece, comporta lo spostamento di tutta la massa d’acqua
dal fondo verso la superficie e le sue onde possono anche non essere
avvistate in mare aperto, in quanto alte anche meno di un metro. Lontano
dalla costa la normale velocità di propagazione delle onde
di tempesta si aggira intorno a 90 km all’ora e la distanza
tra due creste (onde) successive si aggira intorno ai 100 m; le onde
di uno tsunami in un’ora possono percorrere 700 - 1000 km e
la distanza tra due creste successive può superare i 500 km.
Questo significa che tra il passaggio di un’onda di tsunami
e quella successiva possono trascorrere alcune decine di minuti. L’onda
rallenta sotto costa e la sua energia viene compressa in un volume
più piccolo via via che essa si propaga in acque sempre più
basse. La cresta è costretta a rallentare, mentre viene incalzata
dal resto della massa d’acqua in arrivo (Fig. 3). In questo
modo si forma un vero è proprio muro d’acqua con altezze
che superano i 10 metri. Dato che questo tipo di onda si manifesta
solo in prossimità della costa, i giapponesi l’hanno
chiamata tsunami, che significa “onda di porto”. In genere
prima dell’arrivo di uno tsunami le acque del mare si ritraggono,
lasciando scoperto il fondale; poi, improvvisamente, all’orizzonte
compare una gigantesca onda che si abbatte con grande violenza sul
litorale (Fig. 4). L’onda di tsunami più alta di cui
si ha notizia, 60 metri, ha colpito la Baia di Lituya in Alaska, nel
1958. Purtroppo certi fenomeni possono manifestarsi anche in Puglia.
Infatti, sono ben noti tsunami che hanno colpito le coste del Gargano
a partire dall’età pre-romana (Fig. 5). Numerose fonti
storiche riportano maremoti abbattutisi sul Gargano il 30 luglio del
1627, il 31 maggio 1646, il 20 marzo 1731, il 22 ottobre 1756, l’8
dicembre 1889 e il 10 agosto 1893.
Forse il maggiore di questi è quello che ha distrutto l’abitato
di Lesina nel 1627 (Fig. 6). Dalle cronache storiche si apprende che,
prima del sopraggiungere dello tsunami, il lago di Lesina si svuotò
e il fondale marino emerse fino ad una distanza di circa 3 km dalla
costa. Al suo arrivo, il maremoto cancellò tutto ciò
che si trovava sul suo cammino, tanto che non fu possibile ricostruire
Lesina laddove si trovava prima.

Fig. 4 - In questa foto, scattata il 26 dicembre a Hat Ray Lay,
in Thailandia, è evidente come, prima dell’arrivo
dello tsunami, il mare si sia ritirato di diverse decine di
metri (foto Afp da: http://www.corriere.it). |

Fig. 5 - Questi tre accumuli di sabbia dall’aspetto di
un piccolo delta si sono formati nel Lago di Lesina in seguito
a tre diversi maremoti che hanno investito la costa settentrionale
del Gargano a partire dall’età pre-romana. |
Notizie di onde particolarmente energiche si hanno anche per il resto
delle coste pugliesi, dove spesso ci si imbatte in accumuli di grossi
massi, i più grandi dei quali pesano poco meno di 10 tonnellate.
Dopo un attento studio, i ricercatori hanno stabilito che questi sono
stati distaccati dalla battigia o al di sotto del livello del mare
(in certi casi si è riusciti a individuare anche il punto di
distacco) e traspostati fino ad una quarantina di metri verso terra
(Fig. 7). Allo stato attuale delle conoscenze pare che il distacco
ed il trasporto dei blocchi più grandi sia avvenuto in seguito
a maremoti; tuttavia si è osservato che alcuni, una volta distaccati
dalla loro sede originaria, possono essere mossi per diversi metri
dalle tempeste più forti.
Anche la Puglia, quindi, è una regione a rischio di tsunami.
I numerosi maremoti che hanno colpito le nostre coste portano a pensare
che un evento catastrofico simile a quello che ha interessato le coste
dell’Oceano Pacifico lo scorso 26 dicembre possa verificarsi
in Puglia pressochè dovunque e in qualsiasi momento. Da geologo
mi chiedo ora cosa succederebbe se ciò avvenisse in estate,
quando in alcune aree la popolazione è di quattro volte superiore
rispetto a quella invernale...
Per chi vuolesse saperne di più sui maremoti pugliesi:
Gianfreda F., Mastronuzzi G., & Sansò P., 2001- “Impact
of historical tsunamis on a sandy coastal barrier: an example from
northern Gargano coast, southern Italy”. Natural Hazard and
Earth Science System, 1, pp. 1 –7.
Mastronuzzi G. & Sanso P., 2000 - “Boulders transport by
catastrophic waves along the Ionian coast of Apulia (southern Italy)”.
Marine Geology, 170, pp. 93 - 103.
Mastronuzzi G. & Sanso P., 2004 - “Large boulder accumulations
by extreme waves along the Adriatic coast of southern Apulia (Italy)”.
Quaternary International, 120, pp. 173 –184.
Tinti S., Maramai A. & Favali P., 1995 - “The Gargano promontory:
an important Italian seismogenic-tsunamigenic area”. Marine
Geology, 122, pp. 227 - 241.

Fig. 6 - Stralcio di una carta geogra?ca pubblicata da
Greuter nel 1627, a seguito del maremoto che distrusse
Lesina. Lo tsunami fu generato da un terremoto che
distrusse numerose città nell'entroterra |

Fig. 7 - Blocchi accumulati in seguito a uno o più eventi
di tsunami. La foto è stata scattata a Torre S. Giovanni,
nei pressi di Ugento. Accumuli di simile aspetto sono noti in
diverse aree pugliesi (tra cui Polignano e Monopoli). Foto da:
G. Mastronuzzi & P. Sansò, 2000. |