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Flora Cantore: la fotografia come sensazione |
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Flora vive a Gioia del Colle, suo paese natio, ma che lasciò bambina per seguire i suoi genitori a Sesto San Giovanni presso Milano. Qui tredicenne ha iniziato ad usare la sua Canon manuale oggi sostituita da una Canon 305; ha sempre preferito l’analogico al digitale. Autodidatta, si è formata nell’arte della scrittura con la luce attraverso una dura gavetta e alla continua ricerca dell’equilibrio tra immagine e idea. Ha studiato per un breve periodo presso l’accademia fotografica approfondendo la sua passione. Innamorata della fotografia, Flora gestisce con particolare maestria la luce cogliendo le sfumature che la emozionano.“Riprendo ciò che mi emoziona e che voglio trasferire agli altri e dopo un approfondito studio dei fotogrammi diventano foto solo quelle che hanno in sè il seme dell’emozione iniziale”. Le sue foto, sempre di grande formato, danno una suggestione che, come ponte tra passato e presente, mostrano segni effimeri immortalati dal mezzo fotografico. Coglie e trasferisce il fascino di un attimo, di un angolo, di una inquadratura, riprendendo forme quasi nelle sue dimensioni irrazionali o subsconsce. “Le mie foto sono sempre a pieno fotogramma e mai elaborate in fase di stampa”. Usa pellicole ad alta sensibilità, seppia o agli infrarossi, per rendere più simile la foto a quello che il suo occhio vedeva, filtrando la realtà attraverso il suo animo nell’attimo della ripresa. Flora non ama costruire le scene, ma coglie di ciò che vede, quello che sente vicino e che le creano quella particolare magia. Usa tempi lunghi, senza cavalletto, ma con destrezza e sicurezza domina il mezzo. Sente l’immagine come un creare, “è un cogliere un momento, percorrere un viaggio dentro di me per trasferire agli altri”. Un misto di nostalgico e nuovo. Ama il bianco-nero che la riporta al passato. Ha fatto numerose mostre e mentre ci parla delle proprie opere leggiamo, attraverso il suo dire, il suo amore per ogni scatto che considera sua gemmazione. Ci mostra e commenta una gigantografia dal titolo “Amore”, mamma con bambino mentre le accarezza i capelli. Delicato lavoro che ha reso vivo e dinamico con un sapiente equilibrio di fisso e mosso, con un non stucchevole colore d’antico. “Purificazione” che riporta nel periodo dell’Inquisizione con i suoi neri e rossi del fuoco ritratto. Tutto il suo lavoro è proteso a trasmettere, con una sorta di sofferenza interiore quello che lei vive, che vede, che idealizza e che vuole far vedere: il proprio animo, con tutte le sue sensazioni nelle immagini ritratte.“Purtroppo la gente non riesce a fermarsi ed entrare nell’anima della foto: forse la foto è vista come la sorella minore della pittura, anche se la fotografia è una chiara forma di arte”. Ha dipinto, ma trova sfogo al suo desiderio di trasmettere con la fotografia. “Colgo l’attimo. Faccio foto di sensazioni, anche se non mi dispiacerebbe fare foto d’azione o reportage alla ricerca delle espressione negli occhi delle persone, dei bambini”. “Molto del mio tempo lo dedico alla fotografia. In alcuni casi ho rischiato per ottenere degli scatti che mi soddisfacessero come quando stavo per essere calpestata da alcuni cavalli per essere in mezzo all’azione. Per ottenere certe immagini occorre anche correre dei rischi”.
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Antonio Deramo
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