
Mario Cuomo, già Governatore dello Stato di New
York, era solito dire che il potere è come un’immensa torta.
Il politico deve solo passeggiare sulla superficie della glassa. Non
deve, invece, cedere alla tentazione (è sempre Cuomo che parla)
di sprofondare completamente nello spessore della torta.
Il potere, però, è un sistema. Spesso, s’insinua
nella burocrazia. E certo non ai livelli più bassi.Fagocita altri
esseri umani. Di costoro il potere si serve. Essi, tuttavia, non fruiscono
dei medesimi vantaggi che il potente conserva gelosamente solo per se
stesso. Personaggi che paiono prigionieri di un ruolo, personalità
sbiadite, in bilico tra realtà ed aspirazioni.
Bando a queste nostre fantasie.
A Sammichele, esiste un immobile, sito in Via G. Pastore, di fronte
al Comando di Polizia Municipale. L’abbiamo visto nascere e crescere
a vista d’occhio, nel giro di un anno e mezzo. Un palazzo, come
tanti. Ex abrupto, l’Ufficio Tecnico del Comune ingiunge di demolirlo
entro 90 giorni.
E’abusivo? Era stata rilasciata la concessione edilizia? Se sì,
perché si consente di edificare un immobile, per poi reputarlo
illegittimo? La gente vuol capire. Vuol conoscere la verità.
Ne ha diritto.
C’immergiamo in una vicenda complessa, inquietante. Pare di camminare
sulle uova. L’aria pare carica di tensione. Come quando il mare,
calmo in apparenza, s’increspa prima della tempesta.
Anni ’70: il Comune di Sammichele non possiede ancora uno strumento
urbanistico generale (P.R.G.) che pianifichi lo sviluppo edilizio. Nell’ambito
del Programma di Fabbricazione (P.d.F.), il Comune adotta un Piano di
Risanamento del Centro Storico, redatto dall’Arch. Mirizzi, lo
stesso che, più tardi, insieme con l’Arch. Rossi, redigerà
il P.R.G. Quest’ultimo sancirà che l’area su cui
sorge oggi l’immobile di Via G. Pastore, per il 70% circa, ricade
in ZONA A (centro storico) e per il 30% circa in ZONA B (edificabile).
Non si era sempre detto che nel centro storico non si può edificare?
D’altro canto, nel centro storico le aree libere sono rare. Gli
interventi, per lo più, sono tesi al recupero dell’esistente.
I Piani di Recupero si realizzano seguendo Norme Tecniche che ne disciplinano
l’attuazione. L’art. 17 delle suddette Norme pare sancisca
che, in sostanza, aree libere e giardini del centro storico non sono
edificabili.
Passano gli anni. Parecchi, sino alla fine degli anni ‘90. I germani
Lagravinese, proprietari dell’area in questione, presentano un
progetto, redatto dall’Ing. Pierpaolo Madaro, che prevede l’edificazione
dell’attuale immobile. Frattanto Nicola Madaro trionfa nella tornata
amministrativa del ’99. E’ rieletto Sindaco. Scopriamo che,
in Commissione Edilizia, reputano il progetto in contrasto con l’Art.
17 e lo respingono. Quell’area è un giardino incluso entro
il perimetro del centro storico.
In Commissione salta fuori anche l’Art. 43 delle Norme Tecniche.
Si riferisce alla facoltà di liberare l’area in questione
da vincoli, a patto che: 1) l’area non faccia parte di un’unità
minima d’intervento; 2) l’area non sia destinata ad uso
pubblico; 3) l’area non sia annoverata come ditta catastale confinante.
I tecnici parlano di ditta catastale confinante quando l’area
esaminata confina con un’altra area del medesimo proprietario.
Pare sia proprio questo il caso.
I proprietari, frazionata l’area, eseguono un atto di vendita.
La suddetta condizione non esiste più. Con un escamotage, in
teoria legittimo, si elude la norma.
Sorge un dilemma.Taluno sostiene che l’art. 43, come l’insieme
delle Norme Tecniche, fotografi la realtà del centro storico
nel momento in cui le norme sono state approvate, non al momento in
cui si rilascia la concessione edilizia. In sostanza, l’area in
questione era ditta catastale confinante negli anni ‘70. Resta
tale nel 1999. In caso contrario, chiunque potrebbe ripetere oggi la
medesima operazione, edificando in pieno centro storico.
La Commissione Edilizia si rimette alle valutazioni del massimo organo
istituzionale, il Consiglio Comunale.
Il Sindaco Madaro chiede all’Avv. Lorusso un parere legale in
merito. Il legale sostiene che l’art. 43 va interpretato in modo
elastico. Secondo il legale, è sufficiente che l’area non
rientri nella tipologia di ditta catastale confinante nel momento in
cui avviene il rilascio della concessione edilizia, per ottemperare
alla norma. A parere di Lorusso, la facoltà di decidere in merito
allo svincolo dell’area investe valutazioni di natura politica.
Resta, quindi, in capo all’organo politico-amministrativo. Serve,
quindi, un atto autorizzativo che preceda il rilascio della concessione
edilizia, quest’ultima firmata dal dirigente dell’Ufficio
Tecnico. L’Amministrazione fa suo il parere di Lorusso. Chiede
l’approvazione del Consiglio Comunale. Il Sindaco Madaro si astiene
dalla votazione perchè incompatibile, essendo parte in causa.
Il progettista, Ing. Pierpaolo Madaro, è suo figlio. Presiede
l’assise, il Vice-Sindaco, Ass. Spinelli. Il Consiglio Comunale,
a maggioranza, approva. Le opposizioni insorgono. Chiedono un parere
verbale all’Ing. Giordano, Dirigente del settore Urbanistica della
Regione Puglia. Il funzionario ritiene che per firmare l’atto
di svincolo occorra un censimento di tutte le aree libere, dimostrando
che il paese ha già aree libere sufficienti destinate a verde,
parcheggi, ecc.
A questo punto, l’organo politico-amministrativo ha il dovere
di redigere tale atto. In sua assenza, edificare l’immobile sarebbe
ancora un abuso.
L’impresa edile NADIR ottiene la concessione. Si realizzano le
permute. Hanno inizio i lavori. L’area interessata è transennata,
con tanto di cartello che riporta l’estetica dell’opera.
Un cittadino, il Sig. Antonio Netti, intuisce che si stanno avviando
i lavori di edificazione dell’immobile. Egli ritiene illegittima
la concessione edilizia. Lo intervistiamo. In breve, il Netti presenta
un progetto di “consolidamento statico - modifiche interne e sistemazione
copertura” per un suo immobile sito in Via Bellafronte, angolo
Via Pastore. Non siamo in centro storico, ma in una zona contigua denominata
“zona di completamento con rispetto ambientale”(B2). La
Commissione Edilizia respinge il progetto, con “l’invito
a rielaborarlo”. Siamo nel 1999.
Il Sig. Netti lamenta una palese disparità di trattamento: “A
me hanno rigettato il progetto, essendo solo contiguo al centro storico.
E poi rilasciano la concessione edilizia per un immobile che è
in centro storico? Esistono figli e figliastri?”. Il Sig. Netti
dice di aver inviato una lettera raccomandata al Sindaco, il 2 maggio
2003, e, separatamente, alla Procura della Repubblica ed alla Sovrintendenza,
in cui esponeva il caso. Dice di non aver ricevuto risposta. Il 19 agosto
2004, il Netti presenta un esposto alla Procura della Repubblica, alla
Soprintendenza, al Ministero dei Beni Culturali. Il caso esplode. In
Comune, il Sindaco Boscia chiede all’Ufficio Tecnico di relazionare
in merito al caso. Si cerca tra i fascicoli il famoso atto che svincola
l’area. Nulla. L’immobile è illegittimo. La concessione
viene annullata. Si ingiunge la demolizione. C’è da dire
che, nel suo comizio, il Sindaco si dichiarò pronto ad accettare
ogni legittima soluzione che impedisca tale demolizione. Chiediamo un’intervista
all’Arch. Pugliese, responsabile dell’Ufficio Tecnico.Egli
non ritiene opportuno, al momento, rilasciare dichiarazioni, riservandosi
di esprimere proprie valutazioni nel prossimo futuro.
Prendiamo contatto con l’Ing. Pierpaolo Madaro. Chiediamo una
sua versione dei fatti: “Preferisco ricostruire la vicenda non
dal mio punto di vista, che potrebbe essere di parte, ma come risulta
dagli atti della pratica edilizia. Il 21.03.2003 l’Arch. Vitangelo
Pugliese, Responsabile Area Tecnica, ha rilasciato la concessione edilizia
per la realizzazione di un edificio residenziale-commerciale in Sammichele
di Bari alla Via G. Pastore. A seguito di un dettagliato esposto del
19.08.2004, in data 31.08.2004 è stato avviato il procedimento
di riesame della pratica edilizia con atto a firma del Sindaco Boscia;
detto procedimento si è concluso con determina di annullamento
della Concessione Edilizia e contestuale ordinanza di reintegrazione
in pristino dei luoghi a firma dello stesso Responsabile Area Tecnica.
La motivazione del provvedimento di annullamento è il parere
dell’Avv. Tomasicchio, legale di fiducia nominato dall’Amministrazione
Boscia”.
Chiediamo se, a suo parere, l’area in questione faccia o non parte
del centro storico: “L’immobile ricade in parte in zona
B di completamento ed in parte in zona A centro storico; la parte ricadente
in zona A è destinata ad edilizia residenziale dal Piano di Risanamento
del centro Storico. Premesso che la Concessione Edilizia è stata
rilasciata dallo stesso Arch. Pugliese che oggi ha firmato la determina
di annullamento e considerato, altresì, che la normativa vigente
al marzo 2003 è rimasta a tutt’oggi invariata, la Concessione
Edilizia era ed è legittima perché conforme alle normative
nazionali e regionali, nonché al PRG ed al Piano di Risanamento
del Centro storico del Comune di Sammichele di Bari”. Chiediamo,
infine, se sono stati rispettati i vincoli per l’edificazione:
“La Commissione Edilizia comunale pose le seguenti prescrizioni:
realizzazione di una ‘piazzetta’ gravata da servitù
ad uso pubblico con accessi pedonali da Via G. Pastore e da Vico Martiri
di Cefalonia; frazionamento di una parte dell’area da asservire;
dimostrazione del dimensionamento dell’edificio; acquisizione
del parere della competente Soprintendenza. Tutte le prescrizioni imposte
sono state rispettate come si può evincere dall’esame della
pratica edilizia; in particolare è stato acquisito il parere
favorevole della competente Soprintendenza espresso dopo sopralluogo
in sito, come risulta dal parere stesso”.
Quante domande affollano la mente. Le giriamo ai Verdi di Sammichele.
Quando si risolverà questa situazione? Chi risarcirà le
spese onerose a quanti acquistarono gli appartamenti? Dove è
lo sviluppo sostenibile a Sammichele? Al di là del caso in questione,
è sviluppo sostenibile quello in nome del quale si ottura con
mattoni e cemento ogni spazio disponibile? E quale conto salato paga
Sammichele in termini di aree verdi, parcheggi, di qualità della
vita? E’ sviluppo sostenibile quello per cui ogni tanto si dà
alle stampe un quaderno di studi sulla storia del “Casale”
e, in contemporanea, nulla si obietta se mattone e cemento si insinuano
anche in zone di un certo interesse storico? C’è una politica
ambientalista a Sammichele o verde è solo un colore come il fucsia?
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