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| Io Sammichelino, ragazzo della
“quarta sponda” |
| Oggi come ieri protagonisti di un momento storico che
porta alla responsabilità dei governi passando attraverso l’innocenza
dei piccoli destini individuali. Stiamo parlando di quei coloni italiani
che 34 anni fa furono “cacciati” dalle loro case in Libia
e che oggi, con gli accordi Internazionali tra l’Italia e il paese
arabo, possono rimettere piede sulla “quarta sponda” del
Mediterraneo. Nel novembre scorso, sono arrivati in Libia i primi sei
italiani rientrati dopo le intese con Gheddafi e tra questi vi era anche
un nostro concittadino. Il 74enne Giovanni Spinelli, nato all’ombra
del nostro castello e il più piccolo di sei figli di un’umile
famiglia. Vita di povertà e stenti in quegli anni trenta, nel
nostro paese come nell’intero Mezzogiorno. Parte della sua giovinezza
può essere simile a quella di quanti altri vissero quel periodo.
Da qualche anno l’Italia aveva iniziato l’opera di colonizzazione
della Libia quando nel ‘36 la famiglia di Giovanni decise di partire
per quella terra lontana lasciando qui i due figli più grandi
tra cui Leonardo Spinelli che dopo diversi anni nell’arma dei
carabinieri è ricordato ancor oggi dagli anziani come il Leonardo
delle “vettùre” alla guida della sua FIAT 600 Multipla.
Grandi discorsi da parte delle autorità con accenni alla civiltà
che avrebbero portato nel mondo. Dal 1934 sulla quarta sponda del Mediterraneo
cominciano a sbarcare i primi coloni: alla fine della seconda guerra
mondiale se ne contavano oltre 40.000. Giovanni Spinelli ricorda ancora
la camionetta militare che avrebbe portato tutta la famiglia alla sua
nuova dimora mentre la sua esperienza si fondeva a quella di altre famiglie.
Una nuova vita lontana dal paese natio nella speranza di una esistenza
migliore: una casa e qualche ettaro di terreno da mandare avanti. Giovanni
ha fatto di tutto: venditore di sigarette di contrabbando, bracciante
agricolo, ragazzo di cucina e cameriere, commesso, archivista, contabile
magazziniere fino a diventare un dirigente della Esso Standard Libia
e poi importatore e grossista di prodotti fotografici. Tutto si intreccia
ad una vita di affetti, amicizie, esperienze, cadute e conquiste avvenute
tutte in un paese diventato la sua casa come per tanti altri italiani.
Dopo la guerra, la vita dei coloni era andata avanti. Imperterriti avevano
continuato a lavorare ed a sviluppare quel paese. Per venti anni integrati
in quella realtà sino alla comparsa di due ostacoli: il nazionalismo
arabo ed il petrolio che rese l’economia del paese meno dipendente
dall’agricoltura e quindi dai coloni. Col colpo di stato del 1
settembre 1969 per mano del colonnello Gheddafi, cominciano i primi
proclami contro i coloni italiani sino ad arrivare al 21 luglio 1970:
“il giorno della vendetta” contro i cattivi italiani. Cattivi
solo perché eredi di un’altra storia cominciata 59 anni
prima. Il risultato fu la confisca di tutti i beni degli italiani e
la loro immediata espulsione come indennizzo della colonizzazione. I
coloni divennero di colpo profughi. Duro ripartire da zero quasi quanto
dover abbandonare le proprie case, gli amici, i defunti sepolti in quella
terra. Una volta tornato in Italia tra tante difficoltà, il sig.
Spinelli è stato assicuratore e infine, all’età
di cinquant’anni, è diventato farmacista. Professione che
svolge tutt’oggi a Roma. Marito, padre e nonno, a distanza di
34 anni è tornato in Libia grazie agli accordi raggiunti tra
il nostro governo e quello di Gheddafi. Far parte della delegazione
dei primi sei italiani non è da poco. Ad accompagnarli è
il presidente dell’associazione rimpatriati della Libia, Giovanna
Ortu. Un viaggio che ha fatto rivivere una vita: “un percorso
lungo e faticoso che ha richiesto un impegno continuo, necessario per
supplire alla mancanza di un’istruzione adeguata ai compiti che
man mano ho svolto”. Emozione, commozione e qualche polemica di
fronte ad un paese che in fondo non è più quello che lasciarono.
Il ritorno in ricerca di un ricordo, un angolo, un paesaggio che forse
non c’è più e in tasca vecchie foto sbiadite in
compagnia di vecchi amici o in pantaloni corti vicino i genitori. Colonne
di auto prendono il posto di vecchi mercati, ma le palme sanno riportare
indietro a vecchi racconti di gioventù. A 74 anni, Giovanni Spinelli
si guarda indietro senza rimpianti e dichiara: “Posso certamente
dire di aver vissuto una vita, anche se difficile, che più bella
ed interessante non avrebbe potuto essere”. Lui, come tanti ex
coloni, protagonista di ieri e protagonista di oggi. |
Leonardo Spinelli
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