Una mostra di costumi in attesa della rievocazione storico-leggendaria “Pensando a Michele”
Dina Spinelli: stilista con tanto talento
Oltre 150 collaboratori


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L’amore per il luogo in cui si è nati, per la terra che ci ha generati, non è cosa scontata. Non è così naturale come si crederebbe sentire dell’attaccamento per le persone ed i luoghi che ci hanno visti crescere. Anche questo è un processo lento. E’ frutto di una maturazione profonda. Magari una conquista dell’età adulta. I giovani vanno seguiti in questo percorso alla scoperta delle proprie radici. E i racconti, le esperienze di vita legate al passato servono per aiutarli a comprendere che altri, prima di loro, hanno vissuto, sofferto, lottato, creduto in alcuni ideali e che lo status attuale è figlio di quel passato. Una volta scoperto questo, si può cominciare a sentirsi parte di quella terra, di quella gente e a decidere di investire il proprio futuro per far coincidere il potenziamento delle offerete che il luogo offre con le esigenze della propria singola vita. Non si poteva non partire da queste considerazioni per tentare di comprendere il filo rosso che tiene legato il folto gruppo di Prometeo riunito intorno a Nino Dalessandro. L’attenzione per Sammichele, per il suo sviluppo turistico, si sposano con l’interazione di individui di età differenti. Individui che, guidati con generosità e pignoleria di Nino vogliono rendere ogni progetto, un evento. Questo è accaduto anche per “Pensando a Michele”, una rievocazione storico-leggendaria delle origini di Sammichele. La manifestazione, prevista per l’autunno 2004 è stata rimandata alla prossima primavera per essere meglio fruita. Ogni dettaglio, infatti, merita di essere apprezzato al meglio. Soprattutto i costumi, realizzati appositamente e cuciti su misura dei figuranti. Dietro ogni vestito c’è stato un grosso lavoro e questo sforzo, moltiplicato per i più di cento abiti cuciti, è davvero ammirabile. Giovanna Carenza ha creato le diciassette divise dei tiratori del galeone, Dina Spinelli si è occupata di tutto il resto. Considerata la mole di lavoro e l’incredibile impegno profuso, abbiamo sentito proprio Dina Spinelli. Ha 28 anni e con una maturità artistica, un corso accademico di disegno e una scuola privata di design alle sue spalle, ha seguito ogni costume e coordinato tutte le sarte che volontariamente e senza nessuna ricomensa economica si sono offerte. Ecco cosa ci ha raccontato. E’ stato un percorso lungo e piacevole. Tutto è cominciato quando mi è stato chiesto di partecipare ad un incontro in cui si parlava di Michele Vaaz. Così io, avendo avuto l’incarico di occuparmi dei costumi, ho fatto delle ricerche storiche e iconografiche e poi ho realizzato i bozzetti (n.d.a. alcuni dei quali erano esposti nella mostra “Aspettando Michele”). Dai figurini si è passato al cartamodelli e poi è cominciata la vera avventura. Ogni sera, per quasi tre mesi, eravamo li, alle prese con corpetti, cuffie, abiti per adulti e bambini. Ci siamo addentrati in quello che all’inizio ci sembrava impossibile. Abbiamo curato ogni cosa, anche la scelta dei tessuti che potevano offrire una migliore resa.
E i rapporti umani?
Io sono una persona che ha le idee chiare. E per far afferrare le proprie idee spesso ci si scontra con le idee degli altri. Ma basta poco per venirsi incontro. Si è raggiunto un buon livello di stima reciproca.
Cosa pensi di questo progetto?
Credo che sia una buona occasione per emergere, quando se ne hanno le qualità. E’ bello poi che si scoprano le potenzialità creative dei singoli induvidui.
Serena, saggia, talentuosa, con una idea ben definita della vita, ancorata al valore solido della famiglia, Dina ci confessa il suo sogno per il futuro.
Questa è stata una esperienza importante per me. Sin da piccolina nutrivo una passione per il disegno che poi ho sviluppato unendolo alla creazione degli abiti. Spero di poter lavorare un giorno come stilista.

Antonella Bonerba