L’archivio storico dell’Istituto
“Carmine” (ora IPAB)

Timbro Casal San Michele |

Timbro Regno delle due Sicilie |

Immagine tratta dall’Atlante
Rizzi-Zannoni (1807) |
Tutto è cominciato da un gesto: aprire l’anta
scorrevole di un armadio e rimanere emozionate dalla visione di tanti
faldoni, solo riordinati e mai studiati da nessuno. E richiudere l’anta
in fretta, quasi a voler continuare a custodire quel frammento di storia
locale in quelle cartelle. Con regolare permesso da parte del Consiglio
di Amministrazione I.P.A.B., abbiamo cominciato a schiudere questi fascicoli
e a sfogliare, con la massima cura, antiche carte di ottima qualità,
invecchiate da un giallore legato al tempo, dai bordi sbocconcellati
e rosi dai secoli. Non è stato facile capire i contenuti di quelle
carte, spesso affidati ad una calligrafia di difficile interpretazione
e a formule e vocaboli arcaici.
Il nostro lavoro è appena cominciato. Prese dallo slancio, abbiamo
pensato di comunicare con quanti interessati a tracce di storia locale,
per creare un dibattito che inevitabilmente delinea un percorso sempre
più dettagliato, andando ad integrare altri lavori sulla storia
che ci appartiene. Non siamo degli storici, ci animano la curiosità
e l’entusiasmo tipici di due persone che hanno già avuto
modo di arricchirsi (insieme ad un valido gruppo di appassionati) di
un’esperienza simile, lunga ed importante: l’allestimento
del Museo “Dino Bianco”.
Come si fa nella ricerca, oltre al lavoro di lettura e analisi dei documenti
depositati nell’archivio storico I.P.A.B., il nostro intento è
quello di avvalersi di indagini presso biblioteche e catasti, di consultazione
di riviste e volumi di interesse locale e nazionale, ma siamo certe
che più prezioso di tutto è il contributo di chi vorrà
mettere a disposizione il proprio sapere, portando testimonianze più
o meno dirette concernenti questa fetta di storia che andremo a tracciare.
Riportiamo, quindi, un’analisi di lettura oggettiva delle carte
sfogliate, nomi, date, luoghi, notizie relative la pratica burocratica
del tempo, arricchita da un opportuno corredo iconografico.
Ringraziamo il Consiglio di Amministrazione per la sollecita disponibilità
e il Presidente Dr. Stefano Mallardi, con il Segretario Lorenzo Spinelli,
per la fiducia accordataci.
Elementi per la comprensione
L’esposizione segue un ordine cronologico legato alle argomentazioni
di ciascuna “busta”. Sono riportate le informazioni come
incontrate dall’analisi di ciascun documento. Nella lettura capiterà
di incontrare un evento con una data più recente rispetto al
successivo solo perché di diversa argomentazione.
Affitto masseria Madonna delle Grazie – Stabilimento del Carmine,
1818 – 1822
Siamo nel Regno delle Due Sicilie (1806-1860), governato, dal 1816 al
1825, da Ferdinando I di Borbone, tornato a Napoli con il Congresso
di Vienna, dopo aver spodestato Murat. Forse in un piccolo paese di
provincia come il nostro, certi mutamenti o passaggi storici non sono
di immediata percezione. Da notare, però, è la presenza
di timbri relativi al Regno delle Due Sicilie o a Ferdinando I, puntuali
su ogni foglio del carteggio.
Il fatto che riportiamo è un contratto di fitto stipulato nel
1818 della durata di quattro anni. Il possedimento in questione è
la masseria Madonna delle Grazie, sita in Contrada del Canale, con un’estensione
di vignali 113 tra seminativo, macchie, lamie e cisterne. Il 1°
settembre 1818 si registrava l’aggiudicazione della masseria al
sig. Giuseppe fu Domenico Spinelli. In questo carteggio troviamo una
serie di lettere di trasmissione con insieme di avvisi pubblici inviati
dal Consiglio Generale di Beneficenza ai sindaci dei diversi comuni
del circondario. Il 15 agosto 1818 Giuseppe Spinelli (macellaio di professione)
prendeva in affitto la Masseria Madonna delle Grazie, di proprietà
dello Stabilimento del Carmine (Ente amministrato dal Consiglio Generale
di Beneficenza) per 270 ducati annui. Il notaio che stipulava il contratto
è il sig. Vincenzo Gazilli di Turi, di fronte al quale si redige
l’intero atto, accettato e sottoscritto dall’allora Sindaco
di San Michele Francesco Paolo Lanzi e dall’Amministratore dell’Ente
Stefano Micucci. Nel contratto di fitto venivano imposte dieci condizioni,
come per esempio l’obbligo di spandere nei terreni annualmente
70 trainate di buon letame e “contajo” 50 di paglia e vignali
15 di maggese (questi ultimi da dare nell’ultimo anno). Questo
contratto di affitto richiedeva un avviso pubblico per almeno quattro
giorni nella piazza del paese. Un identico avviso pubblico, negli stessi
giorni, accompagnato da una lettera sottoscritta dal Sindaco di San
Michele, veniva affisso nel comune di Turi e firmato dall’allora
Sindaco Giannini. Altrettanto accadeva per il Comune di Casamassima,
il cui Sindaco era il sig. Latilla.
Affitto Masseria Madonna delle Grazie, Stabilimento del Carmine, 1822
– 1826
Dalla lettura di queste carte abbiamo rilevato delle incongruenze (errori
di chi ha redatto il contratto?) nei nomi degli affittuari.
In questo fascicolo ci sono diversi manifesti.
Nel primo, datato 25 maggio 1822, si legge che ci sarà l’asta
perché il contratto di fitto con Angelo Andrea D’Alfino
scade il 15 agosto 1822. Il 2 giugno 1822 avrà luogo la prima
sezione d’incanto nella piazza del Comune, per l’aggiudicazione
dell’affitto della masseria, con le stesse modalità con
cui era stata data ad Angelo Andrea D’Alfino il 1° ottobre
1818. Non essendosi presentato nessuno all’asta del 2 giugno,
nonostante i ripetuti richiami del banditore e l’accensione di
tre candelette, ce ne sarà una seconda (secondo l’art.
233 del 12 dicembre 1816) il 7 giugno, stessa ora e luogo per la sessione
definitiva di aggiudicazione; “rimanendo a beneficio dello stabilimento
gli additamenti di decima e di sesta a termini della legge”. Gli
altri manifesti sono quelli restituiti dai Sindaci di Turi, Casamassima,
Gioia e Acquaviva al Sindaco di San Michele.
Nello stesso fascicolo troviamo il verbale di aggiudicazione del fitto
da parte del sig. Carlantonio Spinelli del fu Nicola Domenico, per ducati
400 annui in monete d’argento, alle stesse condizioni del precedente
affitto. L’affittuario deve rispettare delle condizioni “dandogli
luogo agli additamenti di decima e di sesta”. Angelo Andrea D’Alfino
diventa garante di Carlantonio Spinelli. Perché il 15 agosto
1822 scade il contratto di fitto con Angelo Andrea D’Alfino che
si presume sia durato quattro anni, stipulato il 1° ottobre 1818
(come riportato nella lettura di questo secondo documento), quando in
realtà dal documento precedentemente illustrato risulta che sia
stato invece Giuseppe fu Domenico Spinelli a contrarre il fitto il 1°
settembre 1818? Ha commesso un errore la persona incaricata di scrivere
il contratto? Oppure tra il 1818 e il 1822 c’è stata la
stipulazione di un nuovo contratto di cui non sono stati conservati
gli atti? Si può ipotizzare che Giuseppe fu Domenico Spinelli,
macellaio di professione e non agricoltore, non abbia saputo ben amministrare
la masseria e quindi non poter assolvere al pagamento annuale di 270
ducati, e per questo sia tacitamente subentrato Angelo Andrea D’Alfino,
fino a scadenza del contratto? Sono tante le ipotesi che si possono
fare, per esempio una improvvisa contingenza familiare ha impedito a
Giuseppe Spinelli di vivere nella masseria; o ancora che Angelo Andrea
D’Alfino abbia offerto più ducati assicurando a Giuseppe
fu Domenico Spinelli che avrebbe comunque lavorato nella masseria; che
sempre Spinelli non abbia più accettato le condizioni dopo che
gliele hanno lette con più calma e attenzione; che…
Facciamo notare che lo scarto temporale tra le due date dei contratti
è di solo un mese (1° settembre 1818: Giuseppe fu Domenico
Spinelli; 1° ottobre 1818: Angelo Andrea D’Alfino).
In questa prima fase, la ricostruzione della Storia dell’Istituto
che tanto ha inciso sulla vita di Sammichele, non è lineare.
Incongruenze di date, di dati, di nomi, di riferimenti e fatti e luoghi
sono funzionali al tracciato che ci proponiamo: si può parlare
effettivamente di ricostruzione storica, quando protagonista è
la gente alle prese con una quotidianità difficile legata ai
propri bisogni e necessità? E’ la povertà materiale
che ha sempre contraddistinto il mondo contadino e che lo ha reso depositario
di una storia fatta di verità e umanità. Una Storia “maestra”.
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