
La situazione politico-amministrativa di Acquaviva si è rimessa in movimento. Ciò non significa che finora essa sia stata caratterizzata da stabilità e chiarezza. Piuttosto si può, a ragion veduta, lamentare un prolungato periodo di piattezza e opacità durante il quale, come ammettono i consiglieri comunali recentemente fuoriusciti dallo schieramento pistilliano, sono state protette e riprodotte le posizioni di vantaggio che hanno prosperato all’insegna dell’arbitrio e della prepotenza.
Sia pure tardivamente e per oscure allusioni, i nuovi dissidenti hanno preso il coraggio a due mani ed hanno denunciato le pratiche accentratrici del Sindaco, accusandolo di usare metodi personalistici.
I consiglieri Tisci e Barbieri (di essi si tratta: Albanese lo aveva fatto qualche mese fa, Carnevale e Ferrara ancor prima) non risparmiano toni aspri e risentiti nel proclamare la loro delusione rispetto alle attese di rinnovamento suscitate in loro dal centro-destra. E non possiamo biasimarli, se è vero che all’indomani dell’insediamento della nuova giunta non solo l’opposizione, ma la quasi totalità dell’associazionismo cittadino dovette registrare la più assoluta incapacità di ascolto da parte del Sindaco, il quale non ha esitato, nel corso della legislatura, a stroncare sul nascere ogni tentativo di dialogo messo in atto da suoi collaboratori illusi di poter operare con un minimo di autonomia. Esemplare il caso dell’ex assessore allo sport Chiechi, licenziato in tronco per aver aperto un canale di interlocuzione e collaborazione con le associazioni sportive: imperdonabile colpa agli occhi del Primo Cittadino, per il quale, evidentemente, è preferibile alimentare gelosie ed esclusivismi attraverso la leva dei contributi comunali, piuttosto che favorire la solidarietà, e con essa l’autonomia e la responsabilità dei cittadini e delle loro organizzazioni.
Altrettanto precoci furono i segnali di accondiscendenza che la nuova Amministrazione lanciò ai settori più compromessi dell’apparato burocratico: gli “scheletri” sono rimasti chiusi negli armadi a doppia mandata e se alcuni ossicini sono poi stati sfilati da qualche fessura, lo si deve all’iniziativa di magistrati penali e contabili. L’inchiesta prefettizia, avviata in seguito alle vicende giudiziarie che riguardarono i dirigenti del Comune, riscontrò, a sua volta, gravi irregolarità, puntualmente contestate al Sindaco, il quale fornì risibili e inconsistenti giustificazioni che non scalfiscono minimamente i pesanti addebiti degli ispettori della Prefettura.
Dopo questi eventi, si levano ora alcuni consiglieri di maggioranza per unire le loro critiche all’insoddisfazione diffusa per la prassi sciagurata che ci spinge alla deriva ed aggrava il declino della nostra città. Niente da eccepire, per carità (meglio tardi che mai!), ma a loro chiediamo una risposta convincente ai seguenti quesiti:
1. sembra di capire che, fra i gruppi che condizionerebbero l’Amministrazione (lo stesso Sindaco se ne lamenta, guardandosi bene, però, dall’indicarli a viso aperto) ci sarebbe il partito CDL di Acquaviva, il cui capo è il funzionario comunale Marco Piconio, che, com’è noto, è stato il referente locale dell’ex Presidente della Regione, Raffaele Fitto. Ciò premesso, visto che, a quanto pare, i dissidenti sono intenzionati a contribuire al risanamento della nostra vita politica, ci aspettiamo che almeno illustrino alcuni episodi concreti che hanno suscitato tale scandalo in loro, al punto da indurli a prendere nettamente le distanze dal Sindaco e dal gruppo politico di appartenenza;
2. spieghino per quali ragioni hanno taciuto quando il Sindaco ha dato il benservito all’assessore Chiechi;
3. se non si sono resi conto in passato delle gravi degenerazioni che oggi rimproverano al Sindaco, perché non lo chiamano ora, nella veste istituzionale che ricoprono in Consiglio Comunale (ne hanno tutto il potere e tutto il diritto; aggiungiamo che ne hanno il dovere) a darne pubblicamente conto esponendo i fatti e le circostanze che hanno provocato la loro indignazione? Queste sollecitazioni non scaturiscono dal gusto malizioso di provocare imbarazzo nei giovani consiglieri che, alla loro prima esperienza politica, hanno pur trovato il coraggio di rifiutare metodi scorretti ed antidemocratici. Al contrario, per il loro gesto essi meritano senz’altro apprezzamenti e lodi, e per questo lo segnaliamo. Ma il punto è che, senza una chiara, motivata, serena, ferma e completa analisi degli ostacoli che impediscono la trasparenza e l’imparzialità dell’attività politico-amministrativa di questa città, rimarrà aperta la strada ad ogni possibile trasformismo ed ogni proclamato proposito di cambiamento sarà gravato dal sospetto che in realtà si voglia denunciare gli attuali amministratori solo per sostituirli nel comando e non per creare le condizioni di un governo democratico e partecipato.
Il brontolio del malcontento si diffonde sempre più a tutti i livelli, ma se esso rimane in uno stato magmatico e confuso, difficilmente potrà essere sciolto il groviglio di interessi e rendite che ha incapsulato le energie di questa città. Si può affermare che senza un chiaro e leale confronto alla luce della conoscenza dei fatti, non potrà aprirsi una fase nuova come tanti, da ogni parte, sollecitano: il grumo dei poteri oggi dominanti bloccherebbe le istanze di rigenerazione che salgono da sempre più larghi settori dell’opinione pubblica, come il tappo che ostruiva la lava del vulcano Perbuatan, poi esploso rovinosamente, mandando in frantumi l’isola di Krakatoa.