Il monastero di San Benedetto


Terza parte


Chiesa di San Benedetto - Particolare, Registro superiore della facciata
(Foto. F. Liuzzi)

Evoluzione fino a metà 800
Il monastero benedettino acquavivese – di cui Francesco Lombardi, storico ed erudito barese del Seicento, asserisce essere stata «prima Abbadessa, e Fondatrice» (consolidando, così, l’ipotesi dell’origine cinquecentesca del monastero) Agata Acquaviva d’Aragona, appartenente agli «Illustri Conti di Conversano» – risulta sicuramente attivo nello scorcio finale del Cinquecento (nel 1591 la succitata badessa Agata Acquaviva è committente di una grande tela che tutt’oggi si può ammirare nella chiesa dell’ex monastero) ed è caratterizzato da una rapida, progressiva crescita della sua popolazione (oltre che della sua consistenza economico-patrimoniale).
Infatti la popolazione del cenobio, che nel 1594 è di 26 suore (per le quali, però, come riferisce G. Pinto, il vescovo «lamenta la scadente vita religiosa»: un aspetto, quello della moralità negli istituti monastici del tempo, da definire attraverso attente – anche se non sempre agevoli – indagini e, comunque, al di fuori di precostituite formule), cresce rapidamente tra Sei e Settecento, stando all’asserzione della Sciagraphia in cui si legge che «regnante f. mem. Clementis PP. 8 anno 12 sui Pontificatus, et Cardinali Bonvisio Archiepiscopo Baren, et Canusino, max ad amplitudinem maiorem excrevit usque ad praesens».
Mi pare opportuno segnalare qui come errate siano lettura e traduzione proposte, di questa parte del documento del canonico Rosa, nel primo dei volumi su Acquaviva sacra e antica di Sante Zirioni dove (p. 48) si legge che le donazioni dei due succitati benefattori e cofondatori del cenobio (Giovanni Rocco di Cristosalvo e Agostino Ardillo, secondo la Sciagraphia) sarebbero avvenute «mentre regnava la F. M. di Papa Clemente VIII, nell’anno 12° del suo pontificato ed era Arcivescovo di Bari e Canosa il Cardinale Bonviso».
Si tratta di un travisamento e di un errore cui, in verità, quasi naturalmente sembra indurre il testo del canonico Rosa per l’ “assenza” di un segno di interpunzione, un punto, prima di «regnante» a separare periodi e concetti.
Ma si tratta di un errore comunque evitabile con una più meditata lettura della fonte (un segnale dell’inizio di un nuovo periodo è comunque dato da un non altrimenti motivato ricorso alla lettera maiuscola della parola «regnante») e con una riflessione storico-cronologica.
Infatti nessuno degli anni indicati per la dotazione e/o fondazione del cenobio (il 1570 o il 1579), o tra di essi compreso, può coincidere col dodicesimo anno del pontificato di Clemente VIII visto che quest’ultimo è papa dal 30 gennaio 1592 al 5 marzo 1605, mentre il cardinale «Buonvisio» – Buonviso Buonvisi, nobile lucchese morto il 1 settembre 1603 – è chiamato da papa Clemente VIII a reggere la chiesa di Bari e Canosa solo il 18 marzo 1602.
Oltre che dalla Sciagraphia, l’andamento della popolazione di S. Benedetto (che si rivela essere, nel tempo, il più popoloso monastero acquavivese) può essere indicativamente colto anche attraverso altri documenti relativi al periodo compreso tra Seicento e primo Novecento.
Il già citato apprezzo feudale del 1611 riferisce che nel convento «stanno quaranta monache velate, undici novizie e tre serve».
Una relazione redatta nel 1664 in occasione del primo ingresso in Acquaviva del suo feudatario, Carlo de Mari (e riportata da Antonio Lucarelli), fa ascendere a 82 il numero complessivo delle monache di questo monastero.
Nel 1729, come riferisce la Sciagraphia, il monastero benedettino è abitato da 70 monache di cui 58 coriste, 1 novizia e 11 converse.
Decisamente inferiore è, però, tale popolazione nel corso dell’Ottocento: da una rilevazione del 1823 essa risulta costituita da 28 persone tra suore, converse, educande e serve; da sole 17 suore professe, compresa la badessa Eleonora Massia, al 14 dicembre 1861, mentre un documento del marzo 1862 precisa che nel monastero si trovano 17 «monache coriste professe […], due converse anziane e due serventi». Documenti d’archivio del 23 maggio, 19 giugno e del 2 agosto indicano, per il 1866, una popolazione di 16 unità, compresa la badessa Maria Costantina De Santis.
(Continua)

Francesco Liuzzi