Una poco nota rivista immobiliare di qualche mese fa, ad esser più precisi, la numero tre de “Il nostro Budget” di quest’anno, riporta le quotazioni medie aggiornate all’ultimo periodo delle compravendite immobiliari dell’usato in Acquaviva, i cui valori minimi e massimi sono suddivisi secondo tre diverse tipologie di età di costruzione come segue:
1) - case costruite entro dieci anni 950 - 1.100 €/mq
2) - case costruite tra dieci e vent’anni 850 – 950 €/mq
3) - case costruite oltre i vent’anni 700 – 850 €/mq
Chi invece si appresta a comprar casa nuova è certamente informato di quanto i prezzi medi di mercato degli stessi appartamenti commerciali spuntino, ora, valori che oscillano tra 1.700 e 1.800 euro per metro quadro, per assestarsi, in taluni casi di particolare specificità, perfino intorno ai 2.000 euro per metro quadro.
Sta di fatto che solo tre anni fa, queste stesse cifre si richiedevano per appartamenti consimili, nuovi od usati, con la differenza non trascurabile che esse erano espresse in centinaia di migliaia di lire, gloriosa moneta dell’epoca passata.
In zona piazza Kolbe ad esempio, quartiere centrale e pregiato di Acquaviva, solo recentemente tra il 2000 ed il 2002, si potevano acquistare abbastanza agevolmente appartamenti nuovi a prezzi che oscillavano da 1.500.000 a 1.700.000 lire per metro quadro.
In soli tre anni di tempo si è quindi passati al raddoppio della somma necessaria per comprare un’abitazione di qualità e dimensioni medie, accettando per ancora valido il primitivo rapporto di conversione lira-euro di 1936,27.
Di conseguenza, un’abitazione condominiale di media qualità, che pochi anni fa costava intorno ai 250 milioni, ora in Acquaviva, la si può acquistare solo sborsando una somma superiore ai 220 mila euro.
Se si confrontano gli stipendi medi percepiti da operai ed impiegati, i cui importi hanno registrato solo piccoli incrementi di qualche unità percentuale annua, e che sostanzialmente sono passati da 2.000.000 al mese circa di vecchie lire agli attuali 1.300 euro, si comprende bene quanto devastante sia stata in realtà la caporetto economica che ha svuotato il potere di acquisto delle nostre famiglie, le quali, se prima potevano comprar casa accantonando nove anni di stipendio, ora sono costrette a doversi privare di tutti gli emolumenti da lavoro per un tempo più che doppio.
Il fenomeno, ovviamente, investe l’intera economia della nazione, che ha subito una svalutazione reale del 100% senza che gli organi istituzionali abbiano mai tentato seriamente di verificare e/o correggere un andamento congiunturale che, invece, andava messo sotto stretta osservazione fin dall’inizio del suo manifestarsi.
In più, ad incrementare il prezzo del mattone hanno contribuito gli atteggiamenti di sfiducia dei risparmiatori verso investimenti alternativi come quelli finanziari, soprattutto in seguito agli ultimi eventi che hanno coinvolto, in devastanti fallimenti, consolidate aziende nazionali. Ma Acquaviva, rispetto ad altri paesi viciniori, come Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Adelfia, Casamassima, paga ancor più lo scotto del caro-appartamento a causa della penuria, ormai quasi totale, di aree edificabili disponibili nel suo territorio.
Alcuni cittadini, infatti, preferiscono ormai acquistar casa a Cassano delle Murge ove, ad esempio, capita di trovare la medesima impresa che, costruendo nel contempo abitazioni di identica tipologia ad Acquaviva, applica però a queste ultime prezzi di vendita più alti di 600-700 €/mq.
Se appena a cinque chilometri di distanza si manifesta un’impennata così ripida e cuspidale dei prezzi di acquisto di appartamenti e di case in genere, è giocoforza dedurre che questi aumenti sono determinati sostanzialmente dalla cospicua quota d’incidenza che ha il costo dell’aree edificabili nel valore complessivo del manufatto. Normalmente infatti, i materiali e la mano d’opera hanno lo stesso costo sia che si costruisca ad Acquaviva sia a Cassano.
Il plus valore sull’incremento del prezzo del mattone viene principalmente incamerato da quei pochi fortunati cittadini-proprietari a cui le imprese sono ormai costrette ad offrire sempre maggiori esborsi di denaro per potersi accaparrare quei pochi relitti di lotti di terreno o alcuni vetusti fabbricati da demolire e ricostruire.
Si sottolinea il fatto, tra l’altro, che l’onere della demolizione aumenta ancor più il costo finale dell’appartamento per le indubitabili difficoltà operative che si riscontrano negli abbattimenti, che avvengono quasi sempre tra fabbricati confinanti ed abitati, e per il trasporto a discarica dei materiali stessi di scarto, la cui incidenza è di circa 1,5 euro per ogni quintale di maceria conferita.
Vi è da aggiungere inoltre che un’ulteriore cresta sul prezzo finale delle residenze va ad incrementare, con tutta probabilità, i già consolidati utili dei costruttori che, in questa baraonda, fanno ovviamente anche la loro parte approfittando della limitata offerta di alloggi.
In sostanza siamo costretti, noi acquavivesi, a subire una pesantissima tassa che pochi cittadini ormai pagano in Italia, avendo già risolto e varato fin dal “tempo dei fenici” l’organizzazione del proprio territorio attraverso l’approvazione di un Piano Regolatore Generale.
Una tassa che gli acquavivesi pagano ingiustamente ed amaramente ogni giorno in termini di sonanti soldoni ma, anche socialmente, vivendo in una città sempre più congestionata e sempre più arroccata sul già costruito come nei paesi maghrebini dell’Africa settentrionale, piuttosto che proiettata verso residenze da erigere in ampie zone di espansione.
Una città in cui non esistono strutture capienti e sufficienti per il commercio in generale e per la stessa agricoltura in particolare.
Una città che non si è ancora posto il problema di come costruire un’economia di raccordo intorno a quella meravigliosa megastruttura in via di ultimazione che è l’ospedale di Collone e nemmeno di come possano essere urbanisticamente utilizzati in un prossimo futuro i contenitori dismessi del vecchio Miulli di Via Maselli Campagna.
Una città che tuttora non avverte il bisogno di mettere fine una volta per tutte, onorabilmente per il Comune e secondo giustizia per i proprietari dei suoli, all’annosa, antica e irrisolta questione della zona 167, utilizzando strumenti e percorsi legali del tutto chiari, che pur vi sono, come il ricorso all’Avvocatura dello Stato o alla nomina di un commissario ad acta da parte della Regione Puglia. Che gran boccata d’ossigeno sarebbe per la morente edilizia acquavivese se, a breve, si potessero immettere nel giro del nostro mercato immobiliare tutte quelle abitazioni che verrebbero fuori dallo sblocco della zona d’espansione C2 della 167. Questa è impedita da anni più per incapacità di percorrere una via unitaria e trasparente di mediazione che per reali impossibilità di soluzioni.
Purtroppo le strade dell’inferno della nostra vita politico-amministrativa sono sempre state lastricate da buone intenzioni, se buona intenzione fu ad esempio, da parte dell’intera amministrazione comunale, la scelta di percorrere la vecchia procedura del P.R.G. invece di avvalersi della legge regionale n° 20/2001, che prescrive scadenze e tempi certi per l’approvazione del medesimo strumento urbanistico.