Omaggio a un poeta

Michele Patruno, conflitto di due anime


Qualche mese fa scompariva, nella sua abitazione di Acquaviva delle Fonti, consumato da una lunga e lacerante malattia, Michele Patruno, noto come “il triestino”, per via dell’accento che tradiva la sua prolungata permanenza nella Venezia Giulia, ma più noto ancora per il rigore con il quale ha svolto la sua professione di Vigile Urbano in una città, quella di Acquaviva, piuttosto recalcitrante al rispetto delle leggi, soprattutto di quelle che riguardano il traffico e la nettezza urbana.
Era un vigile intransigente, spesso duro con chi infrangeva la legge ed i regolamenti e, per questo, nella stessa misura amato e detestato.
Ma dietro una corazza così severa ed un’asprezza così apparentemente inflessibile, Michele Patruno nascondeva un’insospettata sensibilità. Non molti, infatti, conoscevano un’altra attività di Michele Patruno, che gli ha guadagnato riconoscimenti di un certo rilievo in campo nazionale e che avrebbe meritato un’attenzione molto più profonda, da parte dell’Amministrazione Comunale, del semplice, frettoloso e routinario manifesto di freddo cordoglio per la morte di un ex dipendente.
Michele Patruno, infatti, con lo pseudonimo di Nemo Guerrieri, era un poeta. Un poeta delicatissimo, che della parola aveva la padronanza più assoluta e l’ha utilizzata in secche, essenziali, immediate trasposizioni analogiche, così che i suoi versi sono pennellate cariche di grande efficacia pittorica.
Vincitore della seconda edizione del Concorso Nazionale di poesia “Targa d’oro Pensiero ed Arte”, del Premio Nazionale di Poesia “Giovanni Vaccaro” e di altri ancora, Michele Patruno si esprimeva con immagini malinconiche e dolenti, tuttavia quasi urlate in versi carichi di una nostalgia impalpabile, capaci di penetrare corazze di cinismo e di raggiungere precordi impensabili:

Non hai saputo mai
del mio tremare silenzioso.
Del mio cammino
popolato di paura.
E’ perché tu
che chiamo sempre amor mio
forse non esisti.
Di tutte le cose che ho sempre invocato
non te ne manca una.
Ed è troppo
per essere vero.
Allora
so che puoi svanire.
Puoi farlo ad ogni istante.
Ed io
morire.”
(dalla raccolta “Perle”, 1970).

Emerse da un mondo qua e là popolato da diafane figure mitologiche, da delicate reminiscenze classiche ed anche da un immaginario turbinio di volti della storia, della musica, del Jazz, della pittura, ma anche della vita comune, le sue poesie sembrano sospese in una nebbia ovattata che si squarcia all’improvviso e raggiungono l’anima con la forza di inattese frustate.
Come nell’altra raccolta “Gli eroi sommersi, le sfere di vetro, le divinità corrotte, i corvi”, dove, fra gli altri, palpitano i ricordi del servizio militare che Michele Patruno ha svolto come cannoniere in una unità sommergibile e dove egli si raccoglie in una intensa, quasi religiosa preghiera rivolta alle cose, alle persone, ai pensieri, ai sentimenti, alla morte ed alla vita:

Può essere fatta soltanto di rimorso
la cosa arroventata che adesso sbarra la strada
del mio disperato fuggire verso qualche lontananza
verso qualche patria disabitata da anime vive o morenti
e deserta di speranze bugiarde o sincere
dove non cade mai la pioggia di qualche ricordo.

Ecco, questo era, veramente, “il triestino”, al di là della sua dignitosa divisa di vigile urbano e del suo ferreo rigore civile, del suo fisico scavato e dei suoi occhi tormentati che svelavano la passione che gli vibrava dentro.
Ora che egli non c’è più, credo che Acquaviva debba fare qualcosa per divulgare l’intensa produzione lirica che egli ci ha lasciato e per evitare che si disperda senza frutti la sua profonda, appassionata tensione.

Achille Signorile