Con il patrocinio comunale costato oltre 480 euro è andato in scena
Il Processo “taroccato”
Tanti i vizi di forma e di sostanza, in fondo era una chiacchierata tra amici…


Il 24 giugno scorso si è girato in via Roma il primo ciak di un “Processo alla Giunta” Mastrovito che avrebbe fatto impallidire anche il più famoso dei Reality Show nostrani. Una esibizione sicuramente degna del “Grande Fratello”, dell’Isola dei Famosi, della Fattoria, di Music Farm o della Talpa ma nulla a che vedere con “Forum” e soprattutto con “Un giorno in Pretura”, a cui probabilmente gli “ideatori” si sono ispirati. Un “dibattimento”, per restare in tema giudiziale, tanto prevedibile quanto improponibile che, pur evidenziando “vizi” di forma e di “sostanza”, ha confermato fin dalla prima “battuta” i dubbi di quanti ritenevano sarebbe stata la solita “chiacchierata” tra amici. Un incontro che ha destato curiosità per via dell’insolito scenario, il sagrato della Chiesa di S. Lucia, luogo “ideale” per un connubio tra il sacro ed il profano, e ilarità per l’estenuante attesa (quasi due ore) della fine della Santa Messa serale, ma che ha raggiunto serenamente e senza sussulti quello che era il vero obiettivo di questa messa in scena: una “sana” propaganda “pubblica” per tutti, per alcuni anche completamente gratuita. Altro che discutere della “Res Pubblica”! Il tutto “farcito” da reciproci incensamenti, battute goliardiche, freudiani lapsus, assenza di imparzialità, colpevoli silenzi, nostalgiche rimembranze, prevedibili quanto labili tesi accusatorie e solite quanto trite e ritrite argomentazioni e giustificazioni della difesa e dell’imputato. E’ stato, se proprio lo si vuol definire, un processo in “contumacia” per via della latitanza di testimonianze e documenti “probatori”. E non poteva essere diversamente, se si considera che il patrocinio era stato concesso dallo stesso imputato: la Giunta Comunale. Un patrocinio che è costato alla collettività ben 480 euro per manifesti, brochure ed inviti, più gli straordinari da riconoscere ai quattro dipendenti impegnati per la buona riuscita della serata. Per non parlare dell’utilizzo delle attrezzature, delle sedie, delle luci, del motocarro per il loro trasporto, del consumo dell’energia elettrica, delle consumazioni varie. Un processo palesemente parziale in cui l’ago della bilancia pendeva fin dall’inizio a sinistra, quindi a favore dell’accusato Vito Mastrovito e della sua Giunta. Un processo dove tutti erano, per un verso o per l’altro, legati allo stesso imputato. Il Presidente dell’aleatorio tribunale, Paolo Covella, per il suo “indissolubile” e mai nascosto legame con la sinistra gioiese o per la sua recente carica, in rappresentanza del comune di Gioia, nel consiglio di Amministrazione della SPES. La Difesa dell’Amministrazione perché egregiamente e “degnamente” rappresentata da due suoi “paladini”: dal coreografico, vulcanico e goliardico Sergio Povia (attuale consigliere comunale, provinciale e regionale ed ex sindaco) e da Luigi Mongelli (giornalista, in questa circostanza di poche parole) ritenuto dall’accusa, per via della sua faziosità, l’Emilio Fede dell’imputato. La Parte Civile, “interpretata” da Giorgio Gasparre, che pur tentando di difendere gli interessi della gente comune, da buon “militante” dell’area di centrosinistra in cerca di una nuova “allogazione” dopo un periodo di emarginazione, è stata “tacitata” dalla promessa fatta dall’imputato sulla ripresa del dialogo con i partiti e la politica in generale(?). La parte accusatoria assegnata a Filippo Castellaneta (coordinatore di Forza Italia alla ricerca dei consiglieri “perduti”) e a Filippo Donvito (giornalista, dai continui lapsus linguae, in stile “Sindaco Povia amarcord”) non ha prodotto alcun risultato concreto. Una Accusa impacciata, quasi timorosa nel formulare le sue tesi accusatorie. Castellaneta ha tentato di far valere la sua esperienza di avvocato praticante, ma la sua politica arrugginita da anni di “inutili” battaglie, sconfitte e compromessi, nulla ha potuto contro le “barricate” innalzate dalla Difesa e dall’Imputato con il beneplacito del Presidente. Un Collegio d’accusa tacitato e costretto ad ammettere che oggi a Gioia non ci sono partiti politici di minoranza, inclusa F.I., che facciano opposizione e che è necessario riprendere a fare politica sul serio. Donvito, al contrario di Castellaneta, è partito come un “razzo” impazzito, quasi temesse di “dimenticare” la sua parte, ha “sciorinato in apnea” un lungo elenco di “mancanze” amministrative e di problematiche cittadine, il tutto “condito” da una buona dose di pubblicità per il suo giornale e per gli ideatori di questa sceneggiata, con cui, tutti sanno, esiste da lungo tempo una reciproca e stretta collaborazione.
Una collaborazione che ha “beneficiato”, in tempi non tanto lontani, dell’aiuto della precedente Amministrazione di cui Vito Mastrovito, attuale sindaco, era un “fervido” promotore. In alcuni momenti la nostalgia delle “Cronache dal Palazzo” o delle “Agorà” radiofoniche, trasformatasi in una sorta di “acidosi” dialettica ormai “recidiva” in numerosi, recenti articoli politici, anche non suoi, comparsi sulla testata giornalistica di cui è Direttore Responsabile, si trasforma in un vero e proprio reflusso esofageo verbale contro l’attuale Amministrazione. Ma anche lui ha dovuto, suo malgrado, alzare bandiera bianca, sotterrare l’ascia di guerra, ingerire un paio di Maalox e, invitato da Sergio Povia e dal Presidente, risedersi tranquillamente per fumare il calumet (pipa) della pace che lo stesso Paolo Covella nel frattempo aveva acceso. Una situazione “idilliaca” e “paciosa” che ha consentito all’Imputato Vito Mastrovito di “saltare di palo in frasca” e non approfondire più di tanto le “flebili”, “stridule” e “compassate” contestazioni rivoltegli dall’Accusa e dalla parte Civile. In alcuni casi ha dato sfogo alla “sua deformazione professionale di insegnante e preside” spiegando ai presenti le difficoltà incontrate e sostenendo che anche in politica “gli esami non finiscono mai”.
Ma se è vero che senza la politica e il sostegno politico di tutti i partiti di maggioranza non si può amministrare, come da lui affermato una settimana dopo, sempre nello stesso luogo e in presenza del sindaco di Bari, Michele Emiliano, e di Noci, Pietro Liuzzi, perché sostenere durante il Processo che a Gioia la politica e i partiti “latitano”? Se ciò fosse vero, come ha fatto ad amministrare fino ad oggi? E, soprattutto, da chi è stato “sostenuto”? Dai partiti o dai soli eletti di quei partiti? In cambio di cosa? I dubbi e le domande sono lecite, le risposte…tacite o a evidenza pubblica? Forse nel prossimo “appello”, a settembre, in cui è stato rimandato il “giudizio” finale sull’operato della Giunta. Un appuntamento in cui si spera possa esserci la presenza di un Pubblico Ministero più rappresentativo e competente, di un Giudice imparziale e al di sopra delle parti, oltre ad una nutrita e variegata “Giuria Popolare” con ampia facoltà di porre domande e non imbavagliata e censurata come in questo caso, visto che “il pubblico non poteva intervenire”, l’unica autorizzata ad emettere un “verdetto” inappellabile, sia esso di assoluzione che di condanna. Tutto il resto è…. spettacolo!

Donato Stoppini