Sandro Corsi


Sandro Corsi e Sergio Gatti

Per venti anni ragioniere da sempre e per sempre musicista, Sandro Corsi, napoletano per nascita ma gioiese di adozione, suona per la prima volta in pubblico a 12 anni, ha tra le mani una chitarra e nel DNA i geni musicali della mamma pianista e del papà suonatore di mandolino. Spirito libero, sceglie di formarsi da autodidatta e attraversa gli anni ’60 “respirando” Elvis Presley, Ray Charles… Per quasi un decennio con il Fungo Cinese accompagna artisti di fama internazionale: Nevil Cameron, Patty Pravo, Iva Zanicchi, Jimmy Fontana. Un’esperienza di gruppo importante, propedeutica alla sua più grande e vera passione il Rithm & Blues con picchi nel Rock e nel Jazz. Tra i miti che ne hanno segnato la crescita musicale Jimmy Hendrix, un artista “da brivido lungo la schiena”.
“Il suono è fondamentale, ogni strumento ispira una dimensione diversa” e Sandro di strumenti ne suona tanti e tutti con straordinaria abilità, tanto da stentare a credere che non ci sia un percorso di studi dietro una così poliedrica ed eclettica versatilità. Dalla chitarra classica, a dodici corde ed elettrica alle percussioni, dal flauto traverso all’armonica a bocca, dalla tromba al banjo. La sua voce profonda, a tratti roca e piacevolmente graffiante, intervalla il suono, ne compone il paradigma articolando perfetti fonemi, si distende in evoluzioni, palpita e vibra accarezzando timbri e accordi, strumento nello strumento. Ogni genere, ogni atmosfera lo trova perfettamente a suo agio, strumento e artista entrano in osmotica sintonia, in ogni esecuzione uno squarcio di spiritualità composta, quella verso cui è volto lo sguardo di Sandro, distante anni luce dal pubblico. “Suono per me prima che per gli altri, a volte anche di spalle…”, percezione confermata dal guardarsi intorno con trasecolato stupore, quando sgorgano scroscianti applausi prima che le ultime note del brano si spengano. Musica che nasce al di fuori degli schemi, senza spartiti. Punto di forza l’improvvisazione, la libertà di esprimere di volta in volta il proprio stato d’animo, senza vincoli. “In questo la musica americana, il Blues, il Country, le ballate sono il massimo, hanno in sé la possibilità di lasciarsi modificare…”. Nella libertà ricercata nella melodia, nel lavoro, nella vita, la chiave di lettura di questo grande musicista e cantante. Le sue vacanze sono a contatto e in armonia con la natura, a distanza di sicurezza da villaggi turistici e viaggi organizzati. Il suo look è comodo, non asservito a griffe o mode, la sua filosofia rifugge la globalizzazione esaltando il bello della diversità. “La pluralità va estinguendosi. Ogni singola cosa diventa “vangelo”… si è persa la capacità di distinguere, di dire di no… Ai ragazzi non viene data l’opportunità di scegliere, non la cercano perché non la conoscono…”.
Il ricordo è per Sandro la più tecnologica delle macchine del tempo, “…Noi siamo quello che siamo stati nel passato, ti riporta indietro una melodia, un profumo, una lettera ritrovata in soffitta…Che ne sarà dei ricordi in una società in cui la comunicazione viaggia sugli SMS? Oggi nella musica c’è da un lato appiattimento, si fa fatica a distinguere un ritmo in discoteca, dall’altra ci sono virtuosismi, bravi tecnici ma un’armonia che ti prende, una melodia che ti fa sognare, non esiste più”.
Ascoltando Rolling my live è facile intuire a cosa si riferisca Sandro, ci sono melodie che raccontano una storia, che rievocano atmosfere incontaminate, il lavoro nei campi, le jazz band che accordano cucchiai e bottiglie, una corsa in moto sulla Sixtysix Road, colonne sonore dei fotogrammi di un’intera vita, della rincorsa frenetica e struggente di un successo che ti consuma, di tramonti infuocati spagnoli, di stellate notti canadesi, del respiro profondo e rigenerante di una tranquilla attesa pescando su uno scoglio, di un fuoco acceso nel buio di una radura, di figli lontani con jeans strappati dalla moda e non da un forte, convinto “NO” urlato per difendere il bene più prezioso: la libertà!

Dalila Bellacicco