Anche le mamme… uccidono


Troppo spesso, ormai, la cronaca c’informa di madri che uccidono i propri figlioletti, ciascuna forse con moventi diversi, ma con risultati sconvolgenti, dal momento che sarebbe impossibile pensare che tanta violenza arrivi da una madre, eppure accade! Si tratta di infermità mentale? Ma come ci si arriva? Certamente dopo stress emotivi molto forti. Sta di fatto che purtroppo anche le mamme uccidono. Criminologi e psicologi riferiscono che le morti violente dei bambini per il 30% vengono provocate da quelle madri stesse che probabilmente hanno atteso con trepidazione il figlio, ma che poi non sono state capaci di sostenere il grave peso di allevarlo. Da inchieste effettuate sul problema, ci giunge che otto donne su dieci si deprimono dopo il parto. Il disagio post-partum va dalla depressione semplice che può scomparire dopo pochi giorni ad una vera psicosi puerperale. La donna può avere pensieri di morte o di suicidio, ha sensi di colpa, si sente inadeguata nei riguardi del coniuge e del compito che si ritrova, imbruttita, insofferente verso il bambino che vede come causa del suo decadimento o come un impedimento alle sue aspirazioni di realizzazione personale in altri campi. Ultimo il caso di Maria Patrizio, giovane donna di Casatenovo (Lecco), aspirante velina e comunque alla ricerca da tempo di un posticino nel mondo dello spettacolo, che ha confessato di aver ucciso il figlioletto Mirko di 5 mesi, organizzando una messa in scena che le procurerà un’accusa di premeditazione. La dottoressa Alessandra Graziottin, direttrice del centro di ginecologia e sessuologia S. Raffaele-Resnati di Milano, specializzata anche in oncologia e psicoterapia, afferma che non sempre la nascita di un figlio è un momento di gioia e di realizzazione, ma talvolta è un processo doloroso di crescita per la donna e per la coppia. La tempesta ormonale che condiziona e influenza l’umore della neomamma, può minarne la stabilità psichica. Sono prove fisiche ed emotive che non sempre le donne sono in grado di superare da sole, spesso questo dramma viene vissuto con vergogna e difficilmente ci si rivolge allo specialista. La donna quasi sempre vive questo difficile momento in solitudine non solo fisica, ma soprattutto sentimentale ed emotiva. Troppo spesso gli uomini le delegano responsabilità e incombenze, lasciandola sola nell’impegnativo compito di allevare il figlio, nonostante un solido matrimonio e le garanzie necessarie alla crescita di un bambino, risiedano proprio nella condivisione di tutto, in modo indiscriminato.

Anna Romano Fasano