Notti d’estate…


Arrivano fra profumi, suoni e colori. Guardi il cielo e t’incanti! Lo vedi diverso…, più vellutato il nero manto, più nitide e chiare le stelle. Quante sono? Da bambini, col nasino all’insù le contavamo…, uno…due…tre e a scuola imparavamo a conoscere i misteri del cielo: la Stella Polare, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore. Quante leggende! Vampiri e fantasmi affollavano i nostri sogni, castelli, principesse, lupi mannari e streghe. C’erano anche le tenere storielle con fate, gnomi, elfi e piccoli topi che portavano soldini ai bambini in cambio di un dentino. La più dolce delle storie era quella di S. Teresa, quando in tenera età, passeggiando con il suo papà in una sera d’estate, scrutando il cielo esclamò: “Guarda papà, il mio nome è scritto lassù”. Infatti, osservando il cielo lontano dalle luci della città, si può notare che alcune piccole stelle, messesi insieme, hanno formato una “T”. Le notti d’estate ci offrono differenti spettacoli e tutto scorre con straordinaria bellezza. In campagna respiri, dopo una assolata giornata, il profumo del gelsomino e del foraggio secco, depositato sull’aia, e ascolti fra i cespugli motivi di grilli e bisbigli di uccelli notturni che giungono da gelsi secolari e ramosi quercioli. Lontano s’ode l’abbaiare dei cani a volte vicini, a volte lontani e fra le cascine addormentate, nitriti di puledri assetati di latte materno rompono a tratti il silenzio, insieme ai flebili belati di agnellini. E le stelle ridono, si lasciano cadere nel vuoto, come una scia luminosa e in quel mare vellutato, dove sbocciano i fiori del cielo è come vedere cadere una lacrima. In città le notti d’estate sono diverse. Più rumorose, con l’ululato delle sirene, lo stridore di automobili e lo sferragliamento di treni che si snodano come lunghi serpenti fra tunnel e stazioni. Quante luci segnano colli e strade, monumenti e piazze, bar e discoteche. Colori ben visibili: rosso, azzurro, verde, giallo, viola, turchino. Un mondo di toni festosi, lucciole create dall’uomo, destinate alla notte, negate al sole. Rendono diafane le stelle, meno lucenti le virgole di luna e tutto sparisce in fretta al primo albore dell’aurora. Un altro scenario t’offre l’estate: le notti sul mare. Se passeggi a piedi nudi sulla spiaggia, lambita dallo sciacquettio delle onde, ti fermi incantata. Dolcissima è la brezza del vento, profumata l’aria di salsedine. Ed ecco sorgere la luna! La vedi venir fuori dall’acqua. E’ allegra, pacioccona, ottimista, una luna che ti vien voglia di toccare, per tagliare una fetta e mettersela a far lume fra coltre e cuscino. Madonna luna, come la chiamavano gli antichi poeti, è una persona tutto fare. Può servire agli innamorati, ai ladri, ai malinconici e se sposti un po’ il pensiero, anche agli astronomi che non si stancano mai di cercare lassù nel suo cuore, fiumi e vulcani. Ma lei è serena, a volte si cela il volto con una nuvoletta o passeggia sorniona alla ricerca di un pettegolezzo o di un arcano segreto, da raccontare poi ad altri pianeti. Quando è stanca di correre per il cielo o di ascoltare un motivo che testardamente la definisce “Luna Rossa”, si specchia civettuola in un bel laghetto o su una cheta laguna. In quel momento tutto si trasforma in un paesaggio fiabesco. S’aprono sull’acqua creste d’argento, spume lievi e gentili che somigliano a mitiche sirene che ballano, fasciate dall’antico canto lunare e gli spruzzi e le piccole onde trasparenti si tingono di riflessi diamantini. “…chiara è a luna, dolce è ‘o viento, calmo è ‘o mare! … Sta nuttata ‘e sentimento, nun è fatta pe’ durmì…” Canta con una chitarra una voce lontana e, in una rotonda soffusa di luci e ombre, due innamorati si abbracciano, giurandosi eterno amore. E così da sempre, felici o tristi, scorrono le notti d’estate. Bando alla malinconia, godiamo queste stupende notti! Quando ci ritroveremo a guardare il cielo, in qualsiasi posto del mondo, da un punto lontano dell’immensità dell’infinito respiro dell’universo, scenderà “sempre”, per benedire il nostro pensiero di speranza o una preghiera accorata, il bel sorriso di DIO.

Marisa D’Elia