Ciliege 2005: buona la produzione ma non i prezzi
I problemi dell’oro rosso
Occorre abbattere i costi e ridurre i passaggi dal produttore al consumatore


Da qualche settimana si è conclusa la campagna cerasicola del 2005. Questa sarà ricordata come un’annata con un’elevata produzione, di buona qualità (solo qualche zona gelata e nebbie hanno provocato danni, a differenza degli scorsi anni, escludendo una parentesi legata al forte vento), ma soprattutto per i bassi prezzi, causati sia dalla elevata produzione che dall’arrivo sui mercati di prodotto turco. L’imperativo, a questo punto, è quello di abbattere i costi di produzione e favorire l’aggregazione tra i produttori. “Generalmente manca lo spirito cooperativistico, consortile tra i produttori - ci dice l’assessore all’agricoltura C. Giannoccaro - ma da parte di alcuni giovani sta emergendo la necessità di unirsi e quindi poter ridurre i numerosi passaggi che portano il prezzo delle ciliegie da 1.5 € al produttore, a 5-6 € al consumatore di Milano. Solo con una Organizzazione di Produttori (O.P.) o una cooperativa si può trovare un canale per raggiungere la grande distribuzione o i mercati del nord. Durante un incontro, il 16 maggio scorso, ho avuto modo di constatare che tra gli stessi mediatori (Ortofrutta Forza Italia, Sabino Spinelli e Angelo Liotino , N. d. A.), c’è la volontà di aggregazione, per accedere a finanziamenti e quindi non svolgere più soltanto un ruolo di tramite”.
Per tutelarci dal prodotto che giunge da paesi esteri e riparte come pugliese, una soluzione è quella della denominazione di origine. A proposito di D.o.p. e I.g.p., dopo alcuni mesi di incertezze e di clamorosi coups de théâtre preelettorali, la situazione si va chiarendo. Per la Dop Ferrovia di Turi, c’è stato il parere favorevole del Ministero delle Politiche Agricole e della Regione Puglia. Secondo fonti attendibili, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare l’ok da Bruxelles. Per quanto riguarda l’I.g.p., c’era stato un tentativo di cambiare la denominazione da “Ciliegia di Terra di Bari” in “Ciliegia di Puglia”, pare, in seguito alla costituzione della sesta provincia pugliese (BAT). Fortunatamente, il nuovo assessore regionale all’agricoltura Russo, prima, e la omologa alla provincia Palladino, poi, pubblicamente hanno rilanciato la necessità di una denominazione “Terra di Bari” (va fatto notare che il 97,23% della produzione regionale è proviene dalla provincia di Bari). Alle parole sono seguiti i fatti. Come ci ha detto l’assessore Giannoccaro, “il 29 giugno scorso sono stati convocati in Provincia tutti coloro che avevano firmato un protocollo di intesa stipulato nel 2001 e che vedeva coinvolti le amministrazioni di Sammichele, Bisceglie, Conversano, Castellana e Turi, la cooperativa COAP, istituzioni ed associazioni di categoria. Nei prossimi giorni ci sarà un secondo incontro per discutere sulle modifiche da apportare al disciplinare”. C’è da dire che il 25 marzo scorso, la dott.ssa La Torre del Ministero delle Politiche Agricole ha inviato una nota alla COAP (sono sempre i produttori gli attori principali) in cui sono presenti una serie di consigli finalizzati all’elaborazione di un nuovo disciplinare e relazione tecnica, “necessari per il proseguimento dell’istruttoria”.

Giuseppe Taneburgo