Foreste e deserto

Le elevate temperature che si sono registrate nel barese e nel tarantino, nell’ultima settimana di giugno, quando, le massime hanno sfiorato i 40° C, offrono lo spunto per parlare della desertificazione, una delle questioni ambientali più importanti e sentite a livello planetario. Le Nazioni Unite, seriamente preoccupate dal fenomeno, hanno predisposto un’apposita convenzione per studiare il processo a livello mondiale, in modo da mettere in atto meccanismi e provvedimenti atti a contrastare l’avanzata del processo. Nella citata convenzione, la desertificazione viene così definita:
“land degradation in arid, semi-arid and dry sub-humid areas resulting from various factors, including climatic variations and human activities”
Emerge dalla definizione che la desertificazione è un processo complesso, risultante di più fattori scatenanti, non limitato alle zone più aride del pianeta. La desertificazione è un processo di degradazione del territorio, ossia di una porzione della superficie terrestre intesa come sistema bioproduttivo che include suolo, vegetazione, fauna e processi ecologici ed idrologici operanti nel sistema stesso. In particolare, la desertificazione può essere considerata come la fase finale del processo di land degradation, cioè quella fase in cui la riduzione della produttività economica e biologica del territorio in esame diventa irreversibile o quanto meno difficilmente reversibile; in questa fase il territorio mostra evidenti segni di sterilità funzionale.
In base alle indagini più recenti, il fenomeno interessa i 2/3 delle nazioni mondiali e circa 1/4 delle terre emerse, per un totale di circa 100 milioni di persone minacciate dallo spettro della desertificazione. Indubbiamente le regioni più colpite sono quelle africane, ma anche in Asia sono presenti zone in cui il processo è in forte avanzamento. Ad esempio in Cina, in accordo ai dati del monitoraggio del 1999 messo a punto dal China’s State Forestry Administration, le aree desertiche risultano pari al 28% del territorio nazionale. Anche in Italia il fenomeno è sentito ed in base ai dati delle ultime ricerche commissionate dall’Unione Europea, il 27% del territorio nazionale è esposto ad elevato rischio di desertificazione. Tra le regioni maggiormente interessate ritroviamo la Puglia, la Calabria, la Basilicata, la Sicilia e la Sardegna.
Un’area a rischio di desertificazione è un territorio in cui talune caratteristiche ambientali (ad esempio suolo), sono simili a quelle delle aree desertiche, ma esistono processi di mitigazione, che bloccano il processo di degradazione ad uno stadio in cui non sono ancora evidenti fenomeni di sterilità. In tali aree diviene quanto mai urgente l’attuazione di provvedimenti volti al contenimento e controllo delle cause che scatenano il processo. Analizzando le cause della desertificazione e facendo riferimento alla definizione sopra citata, ritroviamo il surriscaldamento climatico e le attività umane. Tralasciando il surriscaldamento climatico, argomento che per la sua complessità e vastità sarà oggetto di un prossimo articolo, emerge come la desertificazione sia un processo indotto dal degrado antropico. Tra i processi antropici che maggiormente influenzano il fenomeno ritroviamo: il disboscamento; l’abbandono delle aree montuose; pratiche agricole esasperate e per nulla rispettose dell’ambiente; l’eccessivo pascolamento; l’urbanizzazione selvaggia; la captazione irrazionale delle acque di falda.
E’ facile intuire quindi il ruolo che le foreste assumono nel contenimento di questo lento e per certi versi subdolo, processo di morte e distruzione. Le foreste, bloccando i fenomeni erosivi e mitigando gli eccessi climatici, rappresentano la risposta più concreta ed immediata alla desertificazione. Ma lo scenario che si mostra non è certamente dei più confortanti. Ad esempio il 90% delle foreste pluviali costiere dell’Africa Occidentale è stato distrutto nel secolo scorso e le estese foreste tropicali del Brasile e dell’Indonesia, che rappresentano il polmone verde dell’intero pianeta, stanno scomparendo ad un ritmo preoccupante a causa di utilizzazioni selvagge e di una pianificazione territoriale assente o, ancora peggio, risultato di scellerate logiche predatorie. Se è vero che il fenomeno del surriscaldamento climatico può essere affrontato solo da una politica mondiale, è anche vero che la gestione delle foreste e più in generale la pianificazione del territorio, è competenza del governo nazionale e degli enti locali (regioni, comuni, comunità montane, ecc.).
Si comprende pertanto come, una regione quale la Puglia, caratterizzata da una forte incidenza di aree a rischio di desertificazione e dal più basso indice di boscosità nazionale, necessiti di un approccio più attento in materia di pianificazione territoriale e forestale. Si auspica inoltre un monitoraggio puntale e periodico delle aree più vulnerabili al processo di desertificazione.
La stupidità dell’uomo ed il vile attaccamento al dio denaro può fare di terre lussureggianti e ricche di frutti, un deserto.