![]() |
|
|
| La poesia, in quanto essenza più alta dell’umano, si pone al di sopra e al di fuori dei mutamenti della storia. Tale idea metatemporale desunta dalle teorie crociane, ben si addice ai versi di Pierino Netti, delicato verseggiatore sammichelino, profondo interprete di se stesso. In una delle poesie più belle, U chemetone, egli racconta l’esperienza umana più forte, quale può essere quella del rapporto filiale, attraverso la metafora giocosa della costruzione di un aquilone Ci parla in rima della cura impiegata nella fabbricazione dell’aquilone e dell’attenzione riservata ai dettagli, perché possa volare in alto. Dietro l’operosità nella realizzazione del gioco, si cela l’amore necessario al sostegno dei figli, dalla nascita alla maturità. Non è sempre un idillio: ci sono momenti in cui l’aquilone perde quota, basta poco, nu capeciucce. Sono identici i momenti di difficoltà per la famiglia. Ma si superano tenendo duro e affidandosi a Dio attraverso la preghiera, quel Dio che ha già tracciato le vite umane. Il binomio genitori-figli è inscindibile: è il filo che lega l’aquilone al proprietario. Non brama di possesso o mancanza di libertà: si tratta di un legame d’amore, un nodo indissolubile nonostante la distanza. Allora la gioia si libra nell’etere, sostenuta da una fede che placa gli animi. U chemetone Mettiebbe file e ngodde jinde o cartone Squadriebbe lu giornale e che la canne Tutt’è pronde, se pote acchemenzà: Scèmme che megghiérme ménze all’ére E bèlle bèlle, acchemenzò a salì, Nandande scève buéne e tremmelave, “Stè chiove, dassuse, o mène u viende? Stè buène u core mì vecine a Criste Che mamete, sule sule, nù lassèmme Penzèmme ca tu pure a nù ne pienze. E quanne ta da sénde nu lione Pierino Netti |