Ivana Buccioli: missione scrittrice
Un primo premio a conferma di un talento nascente che sa farsi strada


Sempre attenti ai compaesani che si distinguono per i loro meriti in ambito professionale e artistico, ci siamo imbattutti nella vincitrice del primo premio al Concorso Nazionale di poesia, narrativa e teatro “Città di Bitetto”: Ivana Buccioli. I lettori si ricorderanno di aver già incontrato Ivana nelle pagine de “la Piazza”(anno V n°4 luglio-agosto 2002), in quell’occasione ci aveva raccontato dell’irrefrenabile passione per la scrittura, del suo iter formativo e dei numerosi premi vinti sin da piccola. Anche quest’anno la nostra narratrice ha portato a casa un importante riconoscimento che ne rafforza il talento, spronandola a perseguire una carriera che, seppur densa di difficoltà, assolutamente le appartiene. Ci sembra che a questo proposito siano illuminanti le parole della giuria, formata da poeti e docenti e presieduta dal prof. Michele Lucatuorto, che hanno motivato il premio conferito ad Ivana per la sezione “Racconti inediti”. Il racconto dal titolo “Il deserto fiorì” è stato, infatti, così giudicato: “Autobiografico essenziale, ove i sentimenti vivono in modo altalenante: un’opera in cui si evince quanto intensa sia l’energia comunicativa. In esso vi è un’autoanalisi continua della protagonista. La sua manifestazione interiore risulta capace di costruire l’evento con ricchezza concettuale. Il tono è sempre affettuoso ed attento ai sentimenti che sta vivendo la protagonista che cerca di essere sempre realistica, non nascondendo il proprio pensiero e stimolando gli altri ad esaminare e rivedere le proprie idee e comportamenti”. È evidente che originalità ed efficacia stilistica hanno colto nel segno, ma, incuriositi, chiediamo ad Ivana di parlarci del suo racconto dal titolo esotico e ci accontenta: “È una vicenda che si svolge su due piani paralleli. Da una parte il presente caratterizzato dal fascino del mondo esteriore, dove la protagonista è alienata, dall’altra il tormentato passato dal quale l’ombra di una donna riemerge e rompe tutte le certezze che la protagonista aveva costruito intorno a sé. In un primo momento la drammatica incertezza: rivivere il passato o lasciarlo seppellito per sempre nei ricordi? Infine l’epilogo decisivo: la protagonista, ancora divisa, dovrà avere il coraggio di credere all’amore per far fiorire il deserto che ha nell’anima”. Chiediamo ad Ivana quale emozione ispira il suo lavoro e ci parla della libertà, quella libertà di esprimersi appieno, soffocata negli anni del liceo da un’impostazione didattica pedantesca e chiusa nell’indottrinamento, che oggi viene gratificata con importanti riconoscimenti. Le chiediamo se a limitarla è stata anche la realtà di un piccolo paese e se avrebbe preferito crescere in un contesto cittadino che probabilmente le avrebbe offerto maggiori possibilità. E lei, dimostrando un fiero attaccamento a Sammichele, ci dice: “Il fatto di nascere in una comunità chiusa, ti spinge a rielaborare di più, a non fermarti alla freddezza del contesto cittadino più anonimo, stimola la fantasia e un maggiore lavoro introspettivo, essenziali ingredienti di una scrittura creativa”.

Silvia Giugno